Tra esperimento e letteratura, l'incontro degli studenti con la scienza applicata
di Tobia Bondesan
Quando mi siedo al tavolo per l’intervista il pendolo ha appena illuminato di luce rossa il 175esimo grado. Intanto fremono gli ultimi preparativi per la giornata di domani, al liceo scientifico Galilei di Siena, che si prepara ad aprire le sue porte alla cittadinanza e ad altre scuole.
La Manifestazione, che avrà inizio alle ore 15.00, si aprirà con l’inaugurazione del pendolo di Foucault, nella tromba delle scale del liceo, per poi proseguire, tra momenti musicali e letture in tutti i piani dell’edificio (“il saggiatore” di Galilei, “vita di Galileo” di Brecht, “riaccendiamo il cielo” di Rigoni, “Coro” di Seneca e “Palomar” di Calvino). Dalle 15 fino alle 19 il Galilei sarà il teatro di incontri e conferenze riguardanti il mondo della scienza, con particolare riferimento a Galileo, Foucault e, naturalmente, al pendolo. Alla realizzazione della giornata sono coinvolti tutti: in primo luogo i ragazzi del Galilei, ma anche di altre scuole senesi e della provincia, la giornata vuole anche essere infatti un momento di incontro, tra scuole e studenti di diverse specializzazioni. Partecipano docenti della scuola media superiore e universitari (come il Prof. Falciani, dell’università di Firenze, alle 16:30, con una conferenza dal titolo “dal pendolo di Foucault a…Galilei”). “Un evento – ci dicono speranzosi i docenti che hanno organizzato la giornata – che si potrà ripetere anche in altre scuole: questo è solo un punto di partenza per un lavoro a lungo termine”.
Il funzionamento del pendolo è basato sull’osservazione, che ha introdotto il moderno metodo scientifico. Usato per primo da Galileo, intorno al 1604, quest’icona della nascita della scienza moderna è servita a Foucault per fornire la prima vera dimostrazione della rotazione terrestre. Dai tempi di Aristarco, per più di duemila anni, si sospettò che la terra girasse su se’ stessa, ma solo con il pendolo riusciamo a dare una dimostrazione sperimentale: un punto di importanza rilevante nella storia della fisica.
Stranamente Galileo dimostra prima il fenomeno di rivoluzione “ma – ci spiega Valerio, studente che ha collaborato al progetto – è più difficile dimostrare la rotazione terrestre standoci sopra…”
Eppure il pendolo è un progetto che nasce alcuni anni fa, nella testa di Sergio Valentini, ancora una delle colonne del progetto, Gianmarco Bianchi, altro docente di matematica e fisica e di alcuni studenti: T. Lisini, G. Cerretani, A. Bianchi. Insomma, il pendolo, ormai in funzione da 8 mesi (era l’aprile 2010), ha una lunga storia: da quando da un pallone di cuoio riempito con pallini di piombo fino a raggiungere i 25 kg, a luglio, dopo l’esame di stato, suscitò l’entusiasmo dei suoi creatori, con vera verve degna di Focault, fino ad oggi, quando il pendolo, perfezionato, rende visibile il suo spostamento ogni mezz’ora illuminando un led. Un nuovo gruppo di lavoro composto da Tommaso Addabbo, Raffaele Miatto, Gabriele Vanni ha rivisto il progetto e ha realizzato la struttura, formata da un pendolo alto 19 mt con un corpo di ghisa cromata di 30 kg, che ha una rotazione del piano d’oscillazione del pendolo evidenziata da 72 led, che giunti alla fine, dopo 35 ore (“ma al polo nord sono 24”, mi spiegano, come evidenziato dal modellino lì accanto) si spengono, per ripartire dopo 15 minuti. Insomma il lavoro costato più di un anno di fatica, curato nei dettagli, ritagliando tempo anche nelle ore notturne, ha dato la possibilità di ricreare la dimostrazione che, anni or sono, lasciò stupefatta l’umanità.
Hanno lavorato a organizzare questo evento, oltre che molti ragazzi, molti docenti e il personale della scuola, i docenti e gli alunni che ci hanno gentilmente illustrato il progetto: Nadia Raviele, Elena Borchiani, Sergio Valentini e Valerio Pasini.