Stagione disastrosa, produzione fino al 90% in meno


Secondo Coldiretti il back out del castagno produrrà un danno alla filiera per la mancata vendita del prodotto di 40/50milioni di euro con diversi migliaia di posti di lavoro che non potranno essere creati e con molte aziende non riusciranno a produrre il reddito minimo indispensabile per sopravvivere. «È necessario – spiega Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana – attivare per le aziende della filiera indennizzi compensativi in attesa che l’antagonista della vespa killer faccia il suo dovere. Fino a che i castagni non torneranno produttivi la continuità della castanicoltura è a rischio». L’appello arriva anche dal Mugello, dove il danno è stato stimato in 8-10 milioni di euro. «Per molte delle 100 aziende che aderiscono al Consorzio – spiega Emanuele Piani, presidente del Consorzio del Marrone del Mugello Igp – questa sarà la seconda, se non la terza stagione senza raccolto. Resteranno chiusi i 3 centri di confezionamento e commercializzazione del Consorzio con ripercussioni su tutta la filiera: non ci sono le condizioni per aggredire la grande distribuzione. E noi vogliamo garantire un prodotto all’altezza delle aspettative e del nome».
«Il rischio – prosegue – è l’abbandono dei castagneti che con tanta fatica abbiamo riportato a regime». La crisi dei raccolti italiani ha favorito, si rileva poi, ha favorito le importazioni, quasi raddoppiate: i consumatori avranno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto da Spagna, Portogallo, Turchia e Slovenia. E c’è il rischio che «per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura le castagne importate vengano spacciate come nazionali mettendo a rischio anche le produzioni locali sopravvissute fino ad ora. Per questo è necessario che le Istituzioni, oltre a continuare le attività di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente più controlli sull’origine delle castagne».