
di Lisca
SIENA. Guardo il Drappellone di Eugenia dal di sotto in su: l’occhio vorrebbe vedere tutto insieme, curioso di tutte quelle linee del disegno che portano in alto fino alla Madonna “dal volto delle donne senesi”, è stato detto. Colori caldi, il giallo, l’azzurro, l’ocra. Lo sguardo torna in basso, sulla “stella” che tende il canape alla mossa, che attraversa la piantina del Palazzo comunale, e che si arrampica oltre la Madonna, in una corsa immaginaria fino al cielo di Siena. Una corda per arrampicare lo spirito nell’infinito cielo di Siena. Gli stemmi delle Contrade in fila sul tufo (ah! quel Montone primo…), quel Drago che spoggetta un’ala sul bianco, la Tartuca col musino avanti, la Lupa attaccata al riquadro della Madonna, che sovrammette appena la piantina del Palazzo, come un sacro possesso. Il Palio è in Suo onore, appunto. E segna i settecento anni del Costituto in volgare, la Carta di Siena. E la pittrice ne scrive l’articolo 1 sul lato sinistro in basso della seta. Un Drappellone disegnato.
Una Madonna dal volto senese. Eugenia allo specchio?