Il 4 aprile 1949 veniva firmato a Washington il "Patto Atlantico"
Di Guido Giacomo Corsi
SIENA. Ne sono cambiate di cose, da quel 4 aprile 1949, pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale; l’Unione Europea era ancora un sogno nella mente di statisti come Alcide De Gasperi, Berlino è bloccata dai Sovietici e solo un ponte aereo americano riesce a garantire alla popolazione, dopo duri anni di guerra, viveri e medicinali. L’Italia poi, non è messa molto meglio: la ricostruzione è si iniziata e si ha un governo (sono del 1948 le prime libere elezioni politiche), ma la guerra, combattuta in tutte le regioni, a volte casa per casa, ha lasciato segni, lutti e ferite che, anche oggi, turbano le coscienze della gente.
“Di qua”, all’Ovest c’è l’Italia, sotto il controllo del blocco facente capo agli Stati Uniti e “di là”, ad Est, il blocco orientale, capeggiato dall’Unione Sovietica, fino a pochi anni prima un fedele alleato nella lotta al nazifascismo e oggi il nuovo nemico, quelli da cui guardarsi le spalle, quelli che calerebbero su Roma e farebbero abbeverare i loro cavalli alla fontana di Piazza San Pietro, se andassero al governo. In quegli anni, la “Guerra Fredda” è alla base di tutto: tutto viene, per fortuna, combattuta solo sul piano diplomatico e, tranne alcuni momenti di grande paura nel 1962 (la crisi dei missili cubani), la vita scorre più o meno tranquilla. Proprio dalla Guerra Fredda nasce la NATO o “Patto Atlantico”: un trattato di mutua assistenza e difesa dei paesi nord americani ed europei (o almeno, la parte occidentale) che, in caso di invasione dall’est, coinvolgerebbe tutti i paesi membri ad aiutare chi è attaccato. Se invece uno dei membri decidesse di attaccare, gli altri non sarebbero obbligati ad intervenire, almeno sulla carta.
Come contraltare, viene elaborato e creato nel 1955 l’ufficiale “Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza”, meglio conosciuto come Patto di Varsavia; disponeva di principi ispirati alla carta delle Nazioni Unite (organismo subentrato alla effimera e poco incisiva Società delle Nazioni) e si ispirava alla mutua assistenza del Patto Atlantico ma, nella realtà, disponeva la totale egemonia dell’Unione Sovietica e del PCUS, lasciando pochi margini di autonomia agli stati membri, formalmente indipendenti ma di fatto facenti parte di un territorio molto vasto ed unitario. Un altro scontro, più sotterraneo, furono le predisposizioni anti invasione, con organizzazioni segrete, addestramenti militari di volontari civili o appartenenti alle Forze Armate dei paesi membri da parte di entrambi gli schieramenti (si pensi alla “Operazione Gladio”, operante nel nostro paese, o ai depositi di esplosivi, cifrari e ricetrasmittenti depositate dal KGB nel nostro paese, ampiamente descritte nel “Dossier Mitrokin”). Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, anche lo stesso Patto di Varsavia cessò di esistere; le nazioni tornarono indipendenti e molte di loro hanno aderito all’Alleanza Atlantica (Lituania e Polonia nel 2004, per esempio), de facto diventando l’unica grande e strutturata alleanza militare nel mondo e braccio operativo delle Nazioni Unite. E’ molto cambiata in questi anni: scomparsi i facinorosi “anticomunisti” tipici della Guerra Fredda ha assunto nel tempo compiti più diplomatici, pur continuando quelli militari (si pensi all’Afghanistan, all’Iraq o più in generale al dopo 11 Settembre 2001). Oggi un’altra minaccia grava sul più importante dei suoi membri: gli Stati Uniti d’America, carnefici e vittime di un sistema da loro (e loro alleati) creato nel passato, che mal viene digerito dal Presidente Obama, impegnato nella lotta per mantenere la pace mondiale, spesso impossibilitato a porre rimedio agli errori o all’aggressività dei suoi predecessori, trovandosi formalmente impreparato. La Corea del Nord minaccia. A guardare i loro programmi, i loro proclami, le loro immagini, sembra di essere tornati indietro di 40 anni, quando il cattivo era l’Unione Sovietica, i rossi, i comunisti. Anacronismo o corsi e ricorsi storici? Non è dato saperlo, ma sia l’uno (la Corea del Nord) che l’altro (gli Stati Uniti) dovrebbero fermarsi e guardarsi negli occhi. Forse si renderebbero conto di come si sono ridotti, forse no. Forse si guarderebbero e si troverebbero stupidi, o forse no. Forse potrebbero trovare insieme qualcosa che impegni il loro ingegno e le loro energie che non sia la guerra, o forse no. Resta il fatto che l’umano, l’anello debole della catena degli eventi, è gravato adesso di tutte le responsabilità. E basta un attimo.
SIENA. Ne sono cambiate di cose, da quel 4 aprile 1949, pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale; l’Unione Europea era ancora un sogno nella mente di statisti come Alcide De Gasperi, Berlino è bloccata dai Sovietici e solo un ponte aereo americano riesce a garantire alla popolazione, dopo duri anni di guerra, viveri e medicinali. L’Italia poi, non è messa molto meglio: la ricostruzione è si iniziata e si ha un governo (sono del 1948 le prime libere elezioni politiche), ma la guerra, combattuta in tutte le regioni, a volte casa per casa, ha lasciato segni, lutti e ferite che, anche oggi, turbano le coscienze della gente.
“Di qua”, all’Ovest c’è l’Italia, sotto il controllo del blocco facente capo agli Stati Uniti e “di là”, ad Est, il blocco orientale, capeggiato dall’Unione Sovietica, fino a pochi anni prima un fedele alleato nella lotta al nazifascismo e oggi il nuovo nemico, quelli da cui guardarsi le spalle, quelli che calerebbero su Roma e farebbero abbeverare i loro cavalli alla fontana di Piazza San Pietro, se andassero al governo. In quegli anni, la “Guerra Fredda” è alla base di tutto: tutto viene, per fortuna, combattuta solo sul piano diplomatico e, tranne alcuni momenti di grande paura nel 1962 (la crisi dei missili cubani), la vita scorre più o meno tranquilla. Proprio dalla Guerra Fredda nasce la NATO o “Patto Atlantico”: un trattato di mutua assistenza e difesa dei paesi nord americani ed europei (o almeno, la parte occidentale) che, in caso di invasione dall’est, coinvolgerebbe tutti i paesi membri ad aiutare chi è attaccato. Se invece uno dei membri decidesse di attaccare, gli altri non sarebbero obbligati ad intervenire, almeno sulla carta.
Come contraltare, viene elaborato e creato nel 1955 l’ufficiale “Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza”, meglio conosciuto come Patto di Varsavia; disponeva di principi ispirati alla carta delle Nazioni Unite (organismo subentrato alla effimera e poco incisiva Società delle Nazioni) e si ispirava alla mutua assistenza del Patto Atlantico ma, nella realtà, disponeva la totale egemonia dell’Unione Sovietica e del PCUS, lasciando pochi margini di autonomia agli stati membri, formalmente indipendenti ma di fatto facenti parte di un territorio molto vasto ed unitario. Un altro scontro, più sotterraneo, furono le predisposizioni anti invasione, con organizzazioni segrete, addestramenti militari di volontari civili o appartenenti alle Forze Armate dei paesi membri da parte di entrambi gli schieramenti (si pensi alla “Operazione Gladio”, operante nel nostro paese, o ai depositi di esplosivi, cifrari e ricetrasmittenti depositate dal KGB nel nostro paese, ampiamente descritte nel “Dossier Mitrokin”). Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, anche lo stesso Patto di Varsavia cessò di esistere; le nazioni tornarono indipendenti e molte di loro hanno aderito all’Alleanza Atlantica (Lituania e Polonia nel 2004, per esempio), de facto diventando l’unica grande e strutturata alleanza militare nel mondo e braccio operativo delle Nazioni Unite. E’ molto cambiata in questi anni: scomparsi i facinorosi “anticomunisti” tipici della Guerra Fredda ha assunto nel tempo compiti più diplomatici, pur continuando quelli militari (si pensi all’Afghanistan, all’Iraq o più in generale al dopo 11 Settembre 2001). Oggi un’altra minaccia grava sul più importante dei suoi membri: gli Stati Uniti d’America, carnefici e vittime di un sistema da loro (e loro alleati) creato nel passato, che mal viene digerito dal Presidente Obama, impegnato nella lotta per mantenere la pace mondiale, spesso impossibilitato a porre rimedio agli errori o all’aggressività dei suoi predecessori, trovandosi formalmente impreparato. La Corea del Nord minaccia. A guardare i loro programmi, i loro proclami, le loro immagini, sembra di essere tornati indietro di 40 anni, quando il cattivo era l’Unione Sovietica, i rossi, i comunisti. Anacronismo o corsi e ricorsi storici? Non è dato saperlo, ma sia l’uno (la Corea del Nord) che l’altro (gli Stati Uniti) dovrebbero fermarsi e guardarsi negli occhi. Forse si renderebbero conto di come si sono ridotti, forse no. Forse si guarderebbero e si troverebbero stupidi, o forse no. Forse potrebbero trovare insieme qualcosa che impegni il loro ingegno e le loro energie che non sia la guerra, o forse no. Resta il fatto che l’umano, l’anello debole della catena degli eventi, è gravato adesso di tutte le responsabilità. E basta un attimo.