
di Erica Nencini
SIENA. L’Università di Siena si stiracchia e si risveglia dalla calma estiva, si scrolla il torpore di dosso e riaccende i motori con due appuntamenti creati ad hoc per i giovani.
Il primo appuntamento (dal 15 al 17 settembre) è la XXIV edizione della “Pontignano Conference”, un incontro bilaterale annuale italo-britannico a cui solitamente partecipano esperti, politici, decision makers e rappresentanti delle istituzioni di entrambi i paesi. Quest’anno gli speakers sono ancora top secret. “È una questione di sicurezza – spiega il magnifico rettore dell’Università di Siena, Angelo Riccaboni – l’ambasciata inglese ci ha chiesto di non rivelare ancora i nomi dei partecipanti, ma possiamo dirvi che parliamo di personalità di spicco nella scena internazionale, del calibro di ministri”. Il titolo della “Pontignano Conference” sarà “Di chi è il futuro?” e il tema sarà ovviamente la Brexit, le ripercussioni sull’Europa del referendum del 23 giugno e le strategie, ancora tutte da creare, per gestire questa nuova relazione tra Europa e Gran Bretagna.
L’altro evento creato dall’Università di Siena in collaborazione con il MIUR è l’“European Millennials Festival”, festival dedicato ai giovani cittadini europei. Per due giorni (30 settembre e 1 ottobre), giovani proveninenti da ogni paese dell’Europa potranno incontrarsi e confrontarsi su numerosi ambiti come le forme di comunicazione, espressioni e nuovi linguaggi dei media, progetti per rilanciare l’Europa. “Lo scopo è quello di ascoltare la nuova generazione, rendere i ragazzi tra i venti e i trenta anni protagonisti del loro futuro – ha dichiarato Angelo Riccaboni – Solo ripartendo dalle loro esigenze, promuovendo le loro idee ed esaltando lo spirito di condivisione che caratterizza questa generazione Y, l’Europa può diventare veramente attrattiva”.
Il luogo designato per le numerose conferenze e dibattiti sarà il Tartarugone che verrà allestito come una tavola rotonda a cielo aperto. Nei due giorni si avvicenderanno numerose personalità di spicco e rilevanza come Oliviero Toscani, noto fotografo e creativo, Lucia Goracci, giornalista della RAI e grande reporter, Francesco Brutto, giovane chef che subito dopo il terremoto del 24 agosto ha coinvolto numerosi ristoranti per ricavare fondi da devolvere ai terremotati e altri ancora.
Degno di nota è l’evento serale del 30 settembre, accompagnati dalle musiche del Dj Alessio Bertallot si esibiranno in un monologo Salvatore Vella, PM antimafia che racconterà come alcuni dei 12.000 minori migranti non accompagnati siano finiti nelle reti della mafia e usati per il mercato degli organi, Davide Enia, attore che ha trascorso alcuni mesi sulle navi nel Mediterraneo, e Claudia Galal, scrittrice che racconterà la primavera araba. A conclusione dell’evento si terrà anche il concerto di Daniele Silvestri e un dj set di Ninja e Casacci dei Subsonica.
A questo giro le cose sono state fatte veramente in grande, numerosi gli spunti che verranno offerti e tante le risorse coinvolte. Tutto è stato fatto per attirare giovani, rilanciare Siena come città non solo di grande cultura ma anche d’innovazione e dare nuovo lustro all’Università di Siena puntando sul suo carattere, ancora in formazione, internazionale.
“Siena – spiega Riccaboni – è icona nel mondo dello stare insieme, città internazionale con un forte senso di comunità, sentimento già rappresentato negli affreschi di Ambrogio Lorenzetti dove appare chiaro come le buone politiche possano fare la differenza per il benessere dei cittadini e della comunità”.
Certo, come dare torto al Rettore Riccaboni? La buona politica può davvero fare la differenza per una città. Tuttavia, da senese, questa affermazione mi fa sorgere spontanea una domanda: perché questo sentimento di unione cittadina di cui ci si fa vanto in occasioni di più ampio eco non si tramuta in pratiche politiche di gestione pubblica? E dove era quel sentimento di comunità quando Siena veniva lentamente demolita? Ben venga parlare di Europa, di Brexit, di immigrazione e innovazione, ma non dimentichiamo che lo stesso entusiasmo che ha alimentato l’organizzazione di questi due eventi è dovuto anche nell’affrontare problemi e nel proporre soluzioni che riguardano meno l’Europa e più la città.