Carlo Regina: "Nessuno ha avuto il buon senso di dimettersi e di ammettere il fallimento?"

SIENA. Mi chiamo Carlo Regina, sono un libero cittadino che è stanco di essere così in maniera passiva, spettatore inerme di fronte a questa situazione che si sta consumando nella mia città.
E’ veramente inconcepibile quale livello di degrado si debba raggiungere prima che qualcuno si assuma la proprie responsabilità, è veramente inconcepibile il silenzio nel quale vengono consumate vere e proprie tragedie sociali e personali, sulle teste degli “ultimi” , che sono per ora gli unici a pagare il conto della gestione disastrosa delle nostre istituzioni.
Il partito di maggioranza che fino ad ora ci ha governato è chiuso nei suoi silenzi imbarazzanti, senza provare nemmeno un po’ di disagio di fronte a quello che tutti noi stiamo pagando grazie alle scelte di uomini e d’indirizzi fatti da questi signori della politica. Con un po’ di umiltà e senso della responsabilità, in molti se non tutti, nei suoi massimi dirigenti, si dovrebbero dimettere.
Per entrare nel tema che ultimamente mi ha colpito per il suo accanirsi contro gli “ultimi indifesi”, mi riferisco ai lavoratori della Coop Solidarietà impiegati nell’Università di Siena, chiedo in maniera chiara ed inequivocabile le dimissioni del rettore Angelo Riccaboni del direttore amministrativo Ines Fabbro e del rappresentante delle istituzioni senesi rimasto nel cda dell’ateneo Roberto Morrocchi. Senza dover aspettare che la magistratura faccia il suo corso, mi associo agli appelli di Laura Vigni e Maurizio Montigiani, gli unici peraltro a squarciare il silenzio assordante, a richiamare i vertici dell’ateneo alle loro responsabilità ed ad avere quel giusto senso di umiltà per fare quel passo indietro, che consentirebbe con la dovuta serenità, di affrontare un nuovo percorso di rinnovamento al di fuori delle influenze nefaste delle precedenti gestioni.
Mi domando sempre, in ultima analisi, se è mai possibile con tutte queste rovine che ci piovono addosso, che non ci sia nessuno che ancora abbia avuto il buon gusto di dimettersi e di ammettere il proprio fallimento. A quale livello di esasperazione ci volete portare? Per noi, con molta probabilità, il presente ed il futuro prossimo sono oramai compromessi, vogliamo fare qualcosa per i nostri figli? O dobbiamo avere sulla coscienza il fatto di non aver provato almeno ad indignarci e con questo a protestare, per riportare un po’ di senso della giustizia?
Carlo Regina – cittadino semplice