L'unico barlume di speranza, secondo Mauro Aurigi, il grido "Onestà!" dei ragazzi del Movimento 5 Stelle
di Mauro Aurigi
SIENA. Ho vissuto a lungo nel Meridione, quasi una ventina d’anni, per giunta nell’età – dai 20 ai 40 anni – che è la più formativa per un uomo. La banca (ero un dipendente del Monte dei Paschi) è un osservatorio straordinario per capire la società che ti circonda. E io ne ho allora approfittato. Tornato a Siena negli anni ’80 capii subito il fenomeno degenerativo che stava infettando la cultura cittadina. Da quegli anni a oggi è avvenuta una vera e propria trasformazione antropologica: i Senesi non sono più gli stessi. L’arrivo a Siena di “decisionisti” come Luigi Berlinguer e Pierluigi Piccini ha dato il via al triste fenomeno. E ciò in contemporanea, sia detto per inciso, con l’arrivo a Roma del “decisionista” Craxi (oggi ne è arrivato un altro). Gli esiti – ne paghiamo amaramente ancora i costi – sono stati ovviamente ugualmente devastanti sia per Siena che per la Nazione.
FRANATI NEL MERIDIONE
In sintesi è successo questo: per mille anni Siena ha resistito gloriosamente sul confine del Meridione, che allora come oggi cominciava subito a sud del suo territorio, ma negli ultimi 30 anni vi ci è franata dentro. Una sorta di ritorno al feudalesimo, mai sconfitto nel Meridione, che invece Siena aveva eroicamente battuto nel Medioevo. Vivevamo nella città più meridionale del Settentrione, ora viviamo, non più cittadini ma sudditi, non più popolo ma plebe ubriaca di panem et circenses, nella città più settentrionale del Meridione. Anche qui scorrazzano cricche di neo-aristocratici feudali: i politicanti a vita con le loro corti di vassalli, valvassori, valvassini e clientes. Gente senza più ideologie e meno che mai ideali, ma con un unico obiettivo, che è quello identico delle mafie: potere e soldi. Soldi per ottenere potere e potere per ottenere soldi (soldi nostri, ovviamente, come nel feudalesimo medievale). Una spirale micidiale (si pensi solo all’ “affare” Monte dei Paschi, per tacere del resto). Prospettive? Nerissime. Per oltre un secolo e mezzo lo Stato ha cercato con ogni mezzo di provocare il riscatto del Meridione, fallendo sempre ma accentuando, con gli investimenti, il potere delle mafie. Gran parte dell’enorme debito pubblico italiano è dovuto a questo processo. Ma se abbiamo la prova provata (oltre un secolo e mezzo di sconfitte) che il Meridione è irredimibile, allora anche la Siena meridionalizzata è irredimibile: per battere il neo-feudalesimo ci vorrebbero i Senesi di otto o novecento anni fa.
Quindi tutto ciò che promettono i partiti proprio oggi – soprattutto con l’alibi della campagna elettorale per le regionali – per risalire fuori dal baratro, è pura ipocrisia. Solamente il danno provocato dalla devastazione della banca cittadina e della Fondazione, e senza contare Università, Ospedale e Comune tutti indebitatissimi, può calcolarsi in 40-50 miliardi di euro: una cifra che avrebbe fatto tremare anche la potentissima Germania, figurarsi questa debolissima Italia, e figurarsi questa nostra piccola Città.
DEMOCRAZIA VO CERCANDO….
Il termine “democrazia” è scomparso da decenni dal lessico della politica nazionale. Per due anni consecutivi mi sono sorbito la pallosissima relazione di fine anno del Presidente Napolitano: mai una volta ha usato quel termine. Pier Luigi Bersani e Gianfranco Fini, affiancati, un paio di anni fa hanno recitato un lungo monologo ciascuno nella trasmissione televisiva “Vieni via con me” di Fabio Fazio. Bene, paradossalmente solo Fini ha usato una volta quel termine, Bersani mai. Ci si domanderà cosa c’entri ciò con quanto denunciato all’inizio. C’entra, c’entra, hai voglia se c’entra! Perché basta un’occhiata anche superficiale alla geopolitica del pianeta per capire che i paesi che stanno da sempre in cima alle classifiche mondiali della qualità della vita e della prosperità, anche in questi anni di crisi terribile, sono esclusivamente quelli a democrazia più elevata. Otto referendum popolari hanno fatto nella ricca Danimarca, uno per ogni passo fatto per la costruzione dell’Unione Europea. In Italia neanche uno.
Quindi la democrazia sarebbe la terapia giusta, l’unica, per il male che ci attanaglia. Ciononostante da Roma arrivano segnali terribili: si restringono, con largo consenso di popolo ma senza voto, le libertà democratiche sancite dalla Costituzione. Ossia si va nella direzione opposta a quella necessaria per avere un Paese libero e prospero. Da giovane ero un inguaribile ottimista e ho partecipato a ogni battaglia combattuta per l’incremento dei livelli di democrazia. Oggi, quasi ottuagenario, mi sono convinto che non c’è più niente da fare. Dobbiamo preparaci al peggio.
“ONESTA’!!! … ONESTA’!!! ….”
Un paio di anni fa si è accesa una tenue luce di speranza: l’irrompere impetuoso e fragoroso nella scena politica italiana dei “ragazzi” 5 Stelle, assolutamente non violenti e tutti assolutamente senza esperienza politica alle spalle, ma tutti dalla fedina penale immacolata. Alla loro prima uscita nazionale sono diventati subito la forza politica più grande. Il loro obiettivo finale è l’incremento della democraticità fino al suo livello più alto: la democrazia partecipata, ossia la volontà che sale dal basso e i governanti controllati dai governati (cosa quest’ultima che vuol dire: dopo le elezioni tutto il popolo all’opposizione). La cosa ridurrebbe i partiti a mere associazioni volontaristiche finanziate solo dagli aderenti, che partecipano, sì, alla campagna elettorale, ma poi spariscono dalla scena, come oggi negli USA, perché la gestione della res publica, come previsto dalla Costituzione, spetta dal popolo attraverso i propri eletti e non ai partiti e ai loro capi e capetti (i neo-aristocratici feudali di cui sopra).
Mi ha fatto tenerezza il loro coro ritmato “Onestà! Onesta!….” al quale mi sono unito anch’io, ancorché convinto che questo Paese ormai marcio non possa riscattarsi. Mi hanno voluto in Consiglio comunale a Siena. Rimango dubbioso, ma allo stato delle cose loro sono l’unica speranza che ci è rimasta.