SIENA. Nell’assemblea dei soci del Monte dei Paschi, l’ad Marco Morelli ha risposto agli azionisti. “Tutto quello che la banca poteva fare in quel momento” per portare a termine a fine 2016 il processo di ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena con capitali privati “è stato fatto e, a mio modesto parere, nel migliore dei modi. A questo punto per la banca, i clienti, gli azionisti e i dipendenti è opportuno guardare avanti”. “Ho piena consapevolezza – ha detto – di ciò che sta succedendo e dei passaggi complicati che attendono la banca; si tratta di un percorso molto lungo e non semplice” ma “ci sono tutti i presupposti perchè la banca riprenda il suo cammino. Aspetti importanti da tenere d’occhio sono “consapevolezza, realismo e trasparenza. Per quanto mi riguarda sono disponibile a parlare con tutti”. Tuttavia, ha sottolineato Morelli, “alla luce di ciò che ho visto e osservato nei primi tre mesi dell’anno, ci sono tutti i presupposti per cui la banca riprenda il suo cammino”.
Morelli ha sottolineato che “il piano industriale della banca non è deciso solo da noi ma deve essere approvato dalla Commissione europea e dagli organismi di vigilanza”.
Morelli ha poi confermato la propri posizione di massima diisponibilità: “Il mio mandato è sempre e comunque a disposizione. Se non si è soddisfatti, basta mmi si dica: in Mps non esistono ruoli intoccabili nel tempo”.
Sul tema degli npl, Morelli ha spiegato che “i primi cento prestiti pesano sullo stock complessivo dei 46,5 miliardi per il 3,5%”, ricordando di avere fatto un’analisi interna sulle posizioni più rilevanti. La metà degli npl “ha origine prima del 2004”, ha puntualizzato l’ad di Montepaschi e che poco più del 75% è stato gestito “dalla rete territoriale del Monte”: In merito alla distribuzione territoriale degli Npl “non c’è un’area terrotoriale prevalente: un terzo al nord, un terzo al centro, un terzo al sud”. La media è di 200 mila euro, ha ricordato, aggiungendo che “la maniera in cui noi andremo a provare a vendere sul mercato sarà un meccanismo che cercherà di limitare al minimo la perdita di valore da cessione degli npl e di massimizzare per la banca un ritorno in futuro degli stock, anche se gestiti da terzi”.
“E’ nell’interesse della banca negoziare un piano industriale che preveda una serie di impegni molto stringenti sulla gestione dei costi e sulla gestione dei ricavi, che hanno traiettorie diverse dal previsto perché entriamo in un’ottica di aiuti di Stato”, ha risposto Marco Morelli, in merito alle trattative che sta conducendo con Bce e Commissione Ue sul nuovo piano industriale dell’istituto. “Ho detto alle controparti – ha aggiunto Morelli – che dobbiamo arrivare a un qualcosa che sia un giusto compromesso che dia alla banca la possibilita’ di riprendere il cammino: sto negoziando secondo queste linee e mi auguro di chiudere secondo queste linee”.
Rispondendo all’auspicio dei sindacati, Morelli ha spiegato che l’entità degli esuberi “è uno dei temi in discussione: l’approccio della Commissione europea è di ristrutturare. Per quanto mi riguarda, la posizione è di fare in modo che alla chiusura di questa trattativa chi lavora in Mps torni a fare il proprio lavoro in un certo modo”. Al momento, però, il numero degli esuberi “non sono in grado di dirlo”, ha concluso Morelli.
Sulla riammissione del titolo Mps a Piazza Affari (da cui è sospeso dallo scorso dicembre), “diamo informativa man mano che andiamo avanti”, tuttavia, “è emerso in modo abbastanza chiaro che verrà riammesso nel momento in cui c’è piena trasparenza e la conclusione del processo autorizzativo con DgComp (la Commissione dell’Unione europea sugli aiuti di Stato)”.
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