Continua il tourbillon di indiscrezioni sul futuro della banca

di Red
SIENA. Sono proseguite nel fine settimana le grandi manovre per la cessione del 15% delle azioni di banca MPS, che la Fondazione è costretta a vendere per ripianare la situazione debitoria, prima che i creditori la costringano con le cattive. Intanto, si cerca di evitare che passino i sette giorni stabiliti per dare spiegazioni alla Consob sul groviglio inestricabile per conservare il potere del 50,1% sulla banca, che è costato fino ad ora 4,5 miliardi di aumenti di capitale e ha lasciato una situazione debitoria, in Palazzo Sansedoni, spaventosa, visto che dalla partecipazione in MPS non verrà nemmeno un euro di utile e le altre sono state già svendute o quasi. Almeno la città avrà un idea chiara sull’importo del debito, visto che nessun commentatore riesce a fornire un numero preciso…Ritorna di primo mattino nella considerazione degli esperti il nome del fondo Clessidra Sgr. Nel weekend Claudio Sposito avrebbe precisato i contorni della sua offerta, che per le abitudini del fondo stesso dovrebbe essere veramente considerevole: 185 milioni di euro per il 4% del capitale Monte dei Paschi, cioè la percentuale massima per i diritti di voto, secondo lo statuto della banca, che potrebbe dargli due consiglieri nel prossimo CdA in nomina alla fine di aprile. Si tratta ora di discutere di prezzo d’ingresso, che in prospettiva potrebbe dare un guadagno interessante, e della governance: la Fondazione non potrà più fare i suoi comodi e gli interessi della comunità senese nell’istituto bancario dovranno essere curati in una maniera assolutamente nuova: il tentativo di mantenere blindato il potere di nomina sarà sconfitto e si dovrà scendere di volta in volta a patti con i nuovi soci arrivati.
Perché Sposito non è l’unico a chiedere una partecipazione diretta al consiglio di amministrazione: anche Equinox e gli altri possibili investitori vogliono un posto, ma il “Sistema Siena” nicchia, tenta di resistere al nuovo che avanza e che ha chiamato con le scelte imprudenti degli ultimi cinque anni. C’è però una scadenza, il 15 marzo, che pone termine alla resistenza di Pieri e Mancini: dopo quel giorno i creditori avranno le mani libere per gli atti legali, e il conto per la città diventerebbe salatissimo. Ciò influenzerà anche il risiko della scelta del nuovo presidente di banca MPS.
Infatti la girandola delle poltrone si è arricchita di nuovi posti: oltre alla presidenza in Siena, Rampl ha liberato quella in Unicredit, mentre Chiamparino sembra in dirittura d’arrivo alla Fondazione S. Paolo con l’approvazione di Salza e Bazoli. Il grande bluff delle dimissioni di massa del consiglio dell’Abi dovrebbe garantire il rinnovo della carica a Giuseppe Mussari per il prossimo biennio alla guida dell’Associazione bancaria: la compattezza dei suoi membri nel “braccio di ferro” con il governo Monti per le commissioni sul credito non lascia spazio ad alternative.
Alessandro Profumo sembra sempre in pole position per la prima carica di Rocca Salimbeni: non è ancora detta l’ultima parola, e potrebbe essere l’unica concessione che Palazzo Salimbeni riuscirà a strappare ai nuovi soci. Criticabile o meno, pur con azioni processuali in corso, la candidatura è sempre di un banchiere esperto e navigato esterno alla città e ai suoi compromessi.