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SIENA. E' stata scandita dalla musica e da un’ampia partecipazione l'iniziativa con Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, che ieri, mercoledì 26 agosto, è stato ospite alla Festa provinciale del PD, intervistato dal giornalista Daniele Magrini. Nello spazio dibattiti, tra una domanda e l’altra, si sono esibiti, eseguendo alcuni brani di musica classica: Gabriele Centorbi; Filippo Martini e Duccio Migliorini ai violini; Emanuele Corti alla viola; Michele Sanchini al violoncello e Marco Corneli, Irene Mugnaini e Caterina Matteoli ai clarinetti.
Le elezioni regionali. Il botta e risposta tra Martini e Magrini è iniziato, partendo dalle prossime elezioni regionali del 2010 e dalla modalità di scelta dei futuri candidati. “Le primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione possono essere di partito o di coalizione, e io propendo per queste ultime. Non è detto, però, che le primarie si debbano fare per forza, perché sono uno strumento, non il fine. Allora io credo che si debba prima arrivare alla scadenza, dopodiché andrà aperta una vera discussione politica, dove dovremo chiederci cosa serve al partito, su cosa vogliamo puntare, se vogliamo la continuità o scegliamo il cambiamento. Se il partito trova convergenza su una persona, se c’è un'intesa salda, le primarie non si fanno”.
“Piuttosto – ha chiuso sul tema Martini – dovremmo parlare di quali alleanze vogliamo creare, in vista delle elezioni e su quali progetti si dovranno basare. Non dimentichiamoci che il voto di giugno non è stato positivo, anche in Toscana: nessuno deve pensare di andare “in carrozza” verso le regionali. L’altro tema su cui dobbiamo porre attenzione è l’emergere degli egoismi locali. La durezza della crisi spinge tutti a difendere sé stessi, dividendosi. Il congresso regionale dovrà andare nella direzione opposta, respingendo i localismi e imparando a fare sintesi. Perché la sintesi è politica”.
Il congresso di ottobre. Sempre in tema di primarie, incalzato sul prossimo congresso di ottobre, il presidente Martini ha espresso grosse perplessità sul fatto che tutti i cittadini, anche agli avversari politici, se lo volessero, potranno partecipare alla scelta del nuovo segretario. “Per quanto riguarda il congresso, vedo molti rischi. Io ho scelto di sostenere Bersani, ma spero che, se vincerà Marino o Franceschini, continui ad esserci spazio anche per me all’interno del partito, così come per tutti gli altri. Temo, inoltre, che si possa creare uno scollamento tra il nostro partito, impegnato nella fase congressuale e la situazione del Paese, che a ottobre potrebbe essere attraversato dall’onda lunga della crisi economica e dalle difficoltà. Non dobbiamo rischiare di farci trovare chiusi nelle stanze a decidere per chi votare, mentre fuori il Paese ha bisogno di un partito che sta tra la gente e parla dei problemi, non solo di sé stesso”.
Più Toscana nel Pd nazionale. ”La Toscana – ha detto Martini – rappresenta quantitativamente una bella fetta di voti e un partito dovrebbe rappresentare chi lo vota. Per questo credo che ci voglia più Toscana nel Pd. Del resto, il tema del radicamento al territorio, che da noi è ancora una realtà, seppur da tenere sotto controllo, andrà tenuto in grande considerazione. Io sono per il partito della gente.
Università. Tantissimi i temi toccati durante la serata: dalla nuova legge sull’immigrazione a quella elettorale, dalla necessità di una politica nazionale di riforma degli ammortizzatori sociali alla cultura, definita come “la materia prima della Toscana”.
Non è mancato un passaggio sull’Università degli Studi di Siena, su cui Martini si è espresso in pieno sintonia con quanto detto nei giorni scorsi dall’assessore Enrico Rossi. “La Regione sta già studiando ipotesi di sostegno sul versante degli immobili, a patto che ci sia, da parte dell’Università di Siena, un serio intervento di riorganizzazione e di dimagrimento”. “Interventi – ha sottolineato più volte Martini – che non riguardano solo Siena, ma tutti i nostri Atenei. Dobbiamo ragionare in termini di sistema universitario toscano, cercando anche più collegamento con i territori. Le Università non possono permettersi di essere delle monadi chiuse in se stesse”.
Infrastrutture. “Quando l’allora ministro Antonio Di Pietro – ha detto il presidente – chiese alla nostra Regione di presentargli tre priorità sul versante delle infrastrutture, noi indicammo Alta velocità, Due Mari e Autostrada Tirrenica. Questi sono rimasti i nostri architravi. Sulla Siena-Grosseto abbiamo la promessa del governo di un finanziamento costante dei lotti, mentre per la Tirrenica ci hanno dato assicurazioni sul via ai lavori, anche se – ha ironizzato Martini – non si sa ancora in quale anno”.
Le elezioni regionali. Il botta e risposta tra Martini e Magrini è iniziato, partendo dalle prossime elezioni regionali del 2010 e dalla modalità di scelta dei futuri candidati. “Le primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione possono essere di partito o di coalizione, e io propendo per queste ultime. Non è detto, però, che le primarie si debbano fare per forza, perché sono uno strumento, non il fine. Allora io credo che si debba prima arrivare alla scadenza, dopodiché andrà aperta una vera discussione politica, dove dovremo chiederci cosa serve al partito, su cosa vogliamo puntare, se vogliamo la continuità o scegliamo il cambiamento. Se il partito trova convergenza su una persona, se c’è un'intesa salda, le primarie non si fanno”.
“Piuttosto – ha chiuso sul tema Martini – dovremmo parlare di quali alleanze vogliamo creare, in vista delle elezioni e su quali progetti si dovranno basare. Non dimentichiamoci che il voto di giugno non è stato positivo, anche in Toscana: nessuno deve pensare di andare “in carrozza” verso le regionali. L’altro tema su cui dobbiamo porre attenzione è l’emergere degli egoismi locali. La durezza della crisi spinge tutti a difendere sé stessi, dividendosi. Il congresso regionale dovrà andare nella direzione opposta, respingendo i localismi e imparando a fare sintesi. Perché la sintesi è politica”.
Il congresso di ottobre. Sempre in tema di primarie, incalzato sul prossimo congresso di ottobre, il presidente Martini ha espresso grosse perplessità sul fatto che tutti i cittadini, anche agli avversari politici, se lo volessero, potranno partecipare alla scelta del nuovo segretario. “Per quanto riguarda il congresso, vedo molti rischi. Io ho scelto di sostenere Bersani, ma spero che, se vincerà Marino o Franceschini, continui ad esserci spazio anche per me all’interno del partito, così come per tutti gli altri. Temo, inoltre, che si possa creare uno scollamento tra il nostro partito, impegnato nella fase congressuale e la situazione del Paese, che a ottobre potrebbe essere attraversato dall’onda lunga della crisi economica e dalle difficoltà. Non dobbiamo rischiare di farci trovare chiusi nelle stanze a decidere per chi votare, mentre fuori il Paese ha bisogno di un partito che sta tra la gente e parla dei problemi, non solo di sé stesso”.
Più Toscana nel Pd nazionale. ”La Toscana – ha detto Martini – rappresenta quantitativamente una bella fetta di voti e un partito dovrebbe rappresentare chi lo vota. Per questo credo che ci voglia più Toscana nel Pd. Del resto, il tema del radicamento al territorio, che da noi è ancora una realtà, seppur da tenere sotto controllo, andrà tenuto in grande considerazione. Io sono per il partito della gente.
Università. Tantissimi i temi toccati durante la serata: dalla nuova legge sull’immigrazione a quella elettorale, dalla necessità di una politica nazionale di riforma degli ammortizzatori sociali alla cultura, definita come “la materia prima della Toscana”.
Non è mancato un passaggio sull’Università degli Studi di Siena, su cui Martini si è espresso in pieno sintonia con quanto detto nei giorni scorsi dall’assessore Enrico Rossi. “La Regione sta già studiando ipotesi di sostegno sul versante degli immobili, a patto che ci sia, da parte dell’Università di Siena, un serio intervento di riorganizzazione e di dimagrimento”. “Interventi – ha sottolineato più volte Martini – che non riguardano solo Siena, ma tutti i nostri Atenei. Dobbiamo ragionare in termini di sistema universitario toscano, cercando anche più collegamento con i territori. Le Università non possono permettersi di essere delle monadi chiuse in se stesse”.
Infrastrutture. “Quando l’allora ministro Antonio Di Pietro – ha detto il presidente – chiese alla nostra Regione di presentargli tre priorità sul versante delle infrastrutture, noi indicammo Alta velocità, Due Mari e Autostrada Tirrenica. Questi sono rimasti i nostri architravi. Sulla Siena-Grosseto abbiamo la promessa del governo di un finanziamento costante dei lotti, mentre per la Tirrenica ci hanno dato assicurazioni sul via ai lavori, anche se – ha ironizzato Martini – non si sa ancora in quale anno”.