Cosa bolle in pentola a Palazzo Sansedoni in questi giorni

di Red.
SIENA. Non parla mai, il presidente Gabriello Mancini. Ma quando parla non smette mai di ricordarci la situazione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena: “Noi abbiamo già deciso che non faremo il bando, lo strumento per le erogazioni ai progetti che ci vengono presentati. E’ stata dichiarata una situazione di emergenza per cui ci saranno solo interventi sui progetti pluriennali e sulle priorità indicate dagli enti nominanti”. Lo ha detto ieri (15 settembre), chiamato dalla stampa nazionale a un commento sull’analoga decisione presa da Cassamarca.
Mancini, che guida la seconda più grande fondazione italiana, detiene l’imbattibile e non invidiabile record di essere il “primo presidente di Fondazione che si indebita”; non glielo leverà, ovviamente, nessuno. E nessuno gli ricorda mai che il 28 marzo 2011 aveva previsto l’utile proveniente da Rocca Salimbeni sul bilancio 2010. Quello con 108 milioni in rosso appena due mesi dopo: numeri così ballano solo alla roulette.
Rimane in piedi la volontà di cedere la quota di Mediobanca (1,9%) per fare cassa e diversificare, probabilmente attraverso il braccio armato chiamato F2i, che sta movimentando in questi giorni il mercato delle infrastrutture. Comunque in giro ci sono voci di stima che da Palazzo Sansedoni usciranno non meno di 50 milioni di euro, visto che c’è anche la rata del nuovo mutuo delle mura dell’ospedale catapultato sul groppone dell’Azienda Ospedaliera Universitaria.
Silenzio assoluto sulla sorte del Direttore Generale MPS Vigni: forse le trattative con i cinesi non possono avvenire senza un punto di riferimento stabile a Siena, Prodi è a Pechino, plenipotenziario ascoltato dal governo del Celeste Impero, e nel centrosinistra molti vedono positivamente la cosa per i destini della banca. Mancini parla poco anche con Marco Parlangeli, alla frenetica ricerca di una ricollocazione nella galassia Monte in linea con i compensi dell’ex Provveditore. Ma non si può raggiungere un accordo, sono tempi di ristrettezze economiche, come già ricordato agli amministratori del Monte. Sembra, infatti, sia finita a pesci in faccia, tanto che l’azione legale intentata da Parlangeli per guadagnare la buonuscita viene spiattellata sugli house organ senesi. E’ presto per dire come finirà la querelle, certo il segnale è negativo e indice di eccessivo nervosismo: e già che la situazione è calda, visto che nei “primi cento giorni” della giunta Ceccuzzi l’accordo sul nome di chi prenderà il posto di Paola Rosignoli nella Deputazione della Fondazione, non è stato raggiunto tra i componenti della maggioranza comunale.