Secondo la nota dei deputati furono tenuti all'oscuro o ingannati

SIENA. (a. m.) Il biennio 2009-2011 per la Fondazione Mps è stato “sicuramente caratterizzato da informazioni, fornite dai vertici della Banca alla Deputazione Generale che, indipendentemente dai noti e ipotizzati nascondimenti dolosi dei quali sarebbe stata prima vittima la Banca stessa, sono in seguito risultate non esaustive e non corrette, in quanto non ne rappresentavano la reale situazione”. E’ quanto si legge nel documento di fine mandato nel quale la deputazione generale della Fondazione Mps ha fatto un esame della situazione negli anni in cui è stata in carica.
“Basti dire – si legge ancora nel documento – che nel 2009, a fronte del Piano industriale all’epoca adottato, che prevedeva un’elevata crescita dell’utile netto e addirittura un dividend pay-out maggiore del 50%, le Autorità di vigilanza avevano rilevato le problematiche condizioni ii liquidità della Banca, già evidenti ai controllori dal giugno del medesimo anno, senza che questa Deputazione Generale avesse di ciò contezza.
“Negli incontri dell’epoca con la Deputazione Generale – si sottolinea ancora nel documento – il Presidente e il Direttore Generale della Banca hanno fornito indicazioni rassicuranti sull’attuazione del Piano, riferendo dati che mostravano solidità patrimoniale e stabilita’ di conti – tesi peraltro corroborata dalla predisposizione di bilanci in avanzo – negando la necessita’ di ricorrere ad aumenti di capitale, e anzi asserendo come le ben diverse notizie di stampa apparissero quali manovre di competitors privi di scrupoli”. La realtà invece era diversa. “Mentre la Deputazione Generale riceveva tali rassicuranti informazioni – si precisa nel documento – si è saputo poi, che la Banca d’Italia convocava per ben due volte i vertici del Gruppo Monte dei Paschi (marzo 2010), richiedeva (agosto 2010) con forza un’azione di rafforzamento patrimoniale sia per adeguarsi agli standard europei sia per far fronte ai rischi assunti e, infine, inviava agli organi della Banca un rapporto ispettivo nel quale si indicava come indifferibile un consistente aumento di capitale sociale”
“Pur in tale contesto, i vertici della Banca- fanno presente i componenti della deputazione generale uscente- hanno continuato a negare tale esigenza sia in un incontro ufficiale” chiesto nel dicembre del 2010 pubblicamente “sostenendo l’infondatezza della necessità dell’aumento di capitale, per poi annunciarlo nell’aprile 2011 e concluderlo nel luglio 2011, motivandolo con l’opportunità di rimborsare gli onerosi Tremanti Bond e di adeguare la Banca ai nuovi indici patrimoniali europei previsti per le aziende di credito. Contestualmente la Banca presentava anche un nuovo Piano d’Impresa 2011-2015”. Nel documento si aggiunge che i controlli della Vigilanza “e i relativi esiti arrivavano, inopinatamente, a conoscenza di questa Deputazione Generale solo dopo la fine gennaio 2013, quando l’allora Ministro dell’economia e delle finanze, Vittorio Grilli, ebbe a riferire in data 29 gennaio 2013 alle Commissioni Riunite Finanze e Tesoro della Camera e (Finanze) del Senato, sulle tematiche relative alla situazione del Gruppo Montepaschi”.