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SIENA. “Prima che il Monte dei Paschi finisca in bocca a qualche pescecane, è meglio che intervenga lo Stato. Uno Stato azionista piuttosto che creditore, sarebbe meno indigesto per Bruxelles” E’ questo in sintesi l’appello (cfr. La Nazione – pag. 19 – 2.08.2013) del Governatore Enrico Rossi al Presidente Enrico Letta e al Ministro Saccomanni. Nei dibattiti e per strada, questo concetto, oppure – caso estremo – anche la nazionalizzazione, risultano assai condivisi, con buona pace del Corriere Fiorentino che, al riguardo, ha scritto (11.12.2013 – pag. 17) di “noti fantasmi” e di “vecchie logiche”. A contraddire certi conformismi profumati è giunto, Domenica 15 u.s., anche SEL/Siena. Propone di “consentire allo Stato di convertire i Monti Bond” in azioni e di “concordare una graduale dismissione della propria partecipazione”.
In Assemblea, il 27 prossimo (o il 28…?) ripeterò che un drammatico aumento di capitale a gennaio (3 mle.) “polverizza” il patrimonio della Fondazione e ne strozza l’ iniziativa. Meglio rimandare a Maggio.
E meglio è, comunque, l’ azionariato di Stato o, tout court, anche la nazionalizzazione: darebbero garanzia d’ascolto istituzionale e d’intese possibili in tema d’occupazione, di comproprietà, di ripresa e di sviluppo.
La presidente Mansi ha, del resto, dichiarato ieri che la nazionalizzazione, per non restituiti Monti Bond, avverrebbe solo dopo il 31 dicembre 2014. Bando alla fretta.
Pier Paolo Fiorenzani