Titolo ai minimi, minusvalenze dissanguanti: un momento critico che potrebbe segnare una svolta

di Red
SIENA. Si dice, con perfidia, che una volta toccato il fondo bisogna organizzarsi: si può sempre scavare per scivolare più in basso. Come il famoso Like a Rolling Stone della canzone di Bob Dylan “How does it feel To be on your own With no direction home”. Se un giorno vedrete persone famose di Siena (e solo in città famose) andare in Piazza del Campo con badili e picconi, avrete capito il senso del momento che stiamo vivendo nella più completa indifferenza dei cittadini.
La Fondazione Mps è scesa al 48,142% del capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena dopo la cessione di 450 milioni di azioni privilegiate e la loro conversione in ordinarie. E non sono calcoli astrusi di un apprendista stregone dell’economia. E’ il succo di un comunicato della Consob, nella sezione “Comunicazioni relative a partecipazioni rilevanti”. Le colonne d’Ercole di cui parlavamo ieri (9 giugno) sono oltrepassate, e l’ignoto ci attende. Saranno venti romani o andranno verso nord?
Seriamente, la Consob ricorda che la Fondazione MPS aveva il 55,489% del capitale a giugno 2008. La vendita delle azioni è avvenuta il primo giugno con esecuzione in data 6 giugno: la Fondazione ha ceduto solo una parte delle sue privilegiate, pari al 6,7% del capitale, che sono diventate capitale ordinario. Da cui risulta che il capitale della banca Montepaschi è costituito da poco più di 6 miliardi di azioni ordinarie, di 682 milioni di azioni privilegiate (ancora in mano alla Fondazione), 18,8 milioni azioni di risparmio.
L’annunciato aumento di capitale da 2 miliardi di euro, che partirà nell’ultima settimana del mese, servirà a ripagare in anticipo i cosiddetti Tremonti bond. La banca Mps ha anche previsto di offrire, con un secondo aumento fino a 470 milioni di euro, azioni a chi possiede titoli FRESH 2003 che, secondo il piano della banca, sono oggi oggetto di una Opa da parte di Mediobanca che poi darà questi titoli in adesione al futuro aumento di Mps per il FRESH. Ricordiamo che queste due operazioni hanno contribuito al tonfo borsistico di questa settimana, visto le ricche minusvalenze che genereranno, mandando a monte le prospettive di dividendo che la trimestrale aveva immaginato.
Il piano della Fondazione, talmente segreto che a Rocca Salimbeni lunedì hanno visto il crollo dei titolo senza capacitarsene per molte ore, prevede di non conferire la propria quota di questo FRESH, pari a 290 milioni di titoli sui 470 milioni emessi, all’Opa di Mediobanca ma che, come da comunicato “eserciterà invece l’opzione di conversione dei Titoli in azioni ordinarie Banca MPS una volta completato l’aumento di capitale in corso e comunque entro il corrente anno”. Secondo il piano la banca avrà entro l’anno altro capitale ordinario derivante da questa conversione, oltre a quello reperito con la sostituzione dei Tremonti bond e potrà fare un secondo aumento limitato al massimo alla quota residua di FRESH raccolta a quel punto da Mediobanca che, nel frattempo, ha alzato al 50% dal 44% il corrispettivo del valore nominale del FRESH offerto nell’Opa (Mediobanca si cautela dal trovarsi nelle condizioni critiche di Goldman Saschs e aumenta i costi per Palazzo Sansedoni). Con questa furberia, alla Fondazione l’aumento di capitale costerà in proporzione della nuova quota posseduta del 48%, circa 960 milioni di euro e non sul 50,01% diminuendo l’importo oneroso da versare. Poi eserciterà il FRESH in suo possesso riportandosi sopra il 50% nel capitale del Mps. La deputazione si sente sicura perché si ritiene che la quota di diritti di voto in suo possesso resta sopra il 50% del totale in quanto il capitale comprende anche circa 1 miliardo di azioni emesse al servizio del prestito convertibile FRESH 2008 su cui è sterilizzato il diritto di voto. Come equilibristi sulla corda tesa da un pilone all’altro di un circo, la popolazione senese sfila per Banchi di Sopra ignara. Anzi i dipendenti della banca che hanno accesso, per mansione, al sistema borsistico, tacciono e pregano perché “ha da passà ‘a nuttata” quella della Napoli milionaria, che aveva il Banco e adesso è una colonia finanziaria. Si parlano fitto fitto tra di loro al bar, sorrisi di circostanza, complice l’informazione cittadina che non vede, non sente, non parla.
La quotazione alla Borsa di Milano ha chiuso il 9 sera a 0,7660 euro, in rialzo rispetto all’apertura. Non si sa se per il generale beneficio che abbiano avuto sulle borse le parole di Trichet sulla ristrutturazione del debito greco, ma ancora il titolo MPS appare debole. Le mosse disvelate dalla Consob della Fondazione, che per diverso tempo sarà sotto la soglia del 50% nella banca con la debolezza che ne conseguirà, genereranno molte minusvalenze cioè perdite da contabilizzare nel prossimo bilancio. Non c’era trippa per gatti, e non è una novità, visto che lo aveva detto lo stesso Mancini. Ma distruggere il valore del poco companatico che è rimasto, ci sembra superare la soglia della decenza finanziaria.
Alla fine dell’aumento di capitale, la Fondazione porterà in passivo diverse centinaia di milioni di euro che, anche se si realizzasse la redditività prevista nella trimestrale, ci vorranno cinque anni almeno per essere assorbite e ritornare a erogare soldi alla comunità, ma mai come eravamo abituati. Tutta questa debolezza favorisce, dopo l’estate e la presentazione della semestrale (che si prevede un bagno di sangue), l’arrivo del cavaliere bianco che ci spoglierà di tutto (si pensa a Intesa) con una Fondazione ahimè supina ai desideri dei nuovi padroni. Alcuni dei nostri artefici se ne andranno via ricoperti di oro verso nuovi incarichi prestigiosi, altri li vedrete in Piazza del Campo con pale e badili. La casa dei senesi dal 1472 potrebbe essere lì lì per emigrare,.
Addio a Babbo Monte. Non c’è soddisfazione a dirlo, solo tristezza.