
SIENA. Sabato 29 marzo, alle ore 11, in via Montanini 132, si terrà l’anteprima della mostra “Tellus et Homo” di Daniele Zacchini curata dalla dottoressa Antonella Filippone. L’evento sarà un’importante opportunità per esplorare il nuovo ciclo pittorico dell’artista senese, che affronta il complesso rapporto tra l’Uomo e la Terra.
Dopo il successo del progetto internazionale dedicato al “Rāmāyāna” a Calcutta, Zacchini torna con opere caratterizzate da una potente espressività. La mostra rappresenta un’esplorazione delle dinamiche tra il sacro e il profano, il rispetto e la distruzione, la creazione e la rovina.
Le opere di Daniele Zacchini non sono semplici tele, ma spazi in cui il colore si stratifica, creando un dialogo tra significati culturali e forme visive. Ogni pennellata si configura come un gesto significativo, un richiamo a una connessione profonda con la natura.
L’anteprima, ospitata nel prestigioso palazzo “Marri Martini”, offre l’occasione unica per interagire con un percorso artistico di respiro internazionale. Nei prossimi mesi, infatti, Zacchini presenterà il suo lavoro anche a Tirana, in Albania, in un nuovo viaggio fuori dai confini nazionali e continuando a stimolare riflessioni fondamentali: siamo custodi o distruttori del nostro ambiente? Siamo parte del cosmo o ne siamo i dominatori?
L’evento è un’opportunità imperdibile per chi riconosce nell’arte un mezzo di riflessione e resistenza alla crisi contemporanea. La stampa è invitata a partecipare.
Il progetto
L’anteprima della mostra “Tellus et Homo” sul nuovo ciclo artistico di Daniele Zacchini si distingue non solo come una semplice esposizione, ma come un’esperienza estetica profonda, un’interrogazione artistica che mette in luce il legame indissolubile tra l’Uomo e la Terra. Se il progetto dedicato al “Rāmāyāna” ha avuto eco nel panorama culturale indiano, il nuovo percorso di Zacchini risulta quello del messaggio europeo, della maturità per nuovi obiettivi grazie ad opere caratterizzate da una ricca potenza espressiva. Il ciclo pittorico che verrà esposto riflette un rapporto ancestrale, esplorando le tensioni tra sacro e profano, rispetto e distruzione, creazione e rovina. Tele, tondi ‘vitali’ in alluminio, materiali scelti con il criterio della sostenibilità si pongono come superfici dinamiche, dove il colore non è solo un elemento decorativo, ma si trasforma in un campo di forze visive. L’artista invita a una lettura attenta delle sue opere, evidenziando come ogni pennellata si trasformi in un atto rituale, un modo per rievocare la sacralità insita nella natura. Questa ricerca si traduce in un linguaggio visivo denso di significati e riferimenti culturali.
La rassegna esclusiva di sabato rappresenta un momento cruciale per avvicinarsi a un percorso artistico di rilevanza universale. E per lo stesso Zacchini è un invito a considerare il nostro ruolo all’interno del cosmo facendo emergere il suo messaggio come un atto di ribellione e un richiamo alla bellezza, un modo per confrontarsi con le sfide del nostro tempo.