Costa: "Vogliamo tracciare un percorso di rinascita culturale"
di Giulia Tacchetti
SIENA. Vedere il Palazzo delle Papesse aperto con un progetto ben definito è quello che mancava a Siena: un appuntamento annuale o biennale che possa richiamare artisti di tutto il mondo, come avviene con il “Summer Festival” della Chigiana, prodotto di una pianificazione coordinata. Questo ci è stato comunicato, durante la presentazione della mostra dedicata al grande artista Julio Le Parc, 80 opere realizzate tra il 1958 ed il 2024, dal presidente di Opera Laboratori Giuseppe Costa: “Con la prima mostra vogliamo tracciare un percorso di rinascita culturale che porterà nel cuore di Siena mostre d’arte internazionali ed eventi”.
Questa è la musica che per tanti anni avremmo voluto sentire suonare, cosa che precedentemente non è riuscita alla società “The Dalì Universe”, che ha inaugurato il 19 settembre 2020 una esposizione di opere di Dalì, riaprendo solo per un breve periodo il Palazzo delle Papesse, dopo tanti anni di chiusura.
Forse qualcuno si ricorderà che in un lontano passato il Palazzo è stato un centro di arte contemporanea. Riportare questo edificio del XV secolo al centro della vita cittadina è stato possibile grazie alla lungimiranza di Opera Laboratori, che, per costruire un ponte tra passato e futuro, guardando con fiducia alle nuove generazioni e portando prosperità ai territori (dall’intervento di Beppe Costa), è partita prima dall’accordo di acquisto della struttura con Banca d’Italia e poi ha prodotto il primo grande evento espositivo. E’ stato ripreso il filo interrotto.
Beppe Costa descrive Opera Laboratori come una società nata 30 anni fa, che si occupa di allestimenti e biglietteria, insomma offre servizi completi. Di Bello, consigliere delegato di Opera Laboratori, ci informa del supporto di Galleria Continua e della nascita di Papesse Lab, che coinvolgerà anche le scuole. Questo potrebbe far nascere quel fil rouge che unirà gli eventi a Siena, capace di diffondere un nuovo messaggio artistico, come durante l’estate la collaborazione dell’Accademia Chigiana e Galleria Continua. Di Bello ci annuncia la seconda esposizione in programma: ad aprile aprirà la mostra su Ugo Pratt con Corto Maltese.
Siena accoglie dal 13 settembre 2024 al 16 marzo 2025 la più importante personale del grande artista argentino Julio Le Parc mai realizzata in Italia. La curatrice Marcella Beccaria ricorda che un importante precedente è dato dalla sua partecipazione alla 33° Biennale di Venezia nel 1966, quando ricevette il Gran Premio Internazionale alla pittura. Da adolescente guarda a Lucio Fontana, nel 1958 dall’Argentina va a Parigi con una borsa di studio, lavorando con artisti che indicano la nuova tendenza. Precursore dell’arte cinetica e dell’Op Art, dagli esordi Le Parc lavora con la luce ed il movimento. Nel 1959 a Parigi posiziona luci elettriche in piccole scatole ed utilizza prismi o lastre in plexiglas per combinare fasci luminosi colorati. Gli esperimenti di luce e movimento lo allontanano dal concetto di opera fissa e definitiva e lo spingono ad una ricerca incessante, ad una frenesia sperimentale. Le Parc è uno dei giganti dell’arte contemporanea, ha rivoluzionato il concetto di arte.
L‘artista, presente alla conferenza, sostiene che la sperimentazione è alla base della ricerca: si può andare avanti, ma anche tornare indietro con i fallimenti. Sperimenta nei suoi lavori la quarta dimensione, generando installazioni capaci di produrre esperienze immersive. Le Parc sostiene che fondamentale è il rapporto con il visitatore: lo invita a guardare ed aspettare di interagire con l’opera, entrare dentro. In questo senso vanno vedute le opere esposte al secondo piano, sala della luce. Le infinite variazioni cromatiche e di forme dei dipinti invadono le sale del quattrocentesco palazzo. I colori acrilici dell’artista sembrano in movimento, si moltiplicano oltre la tela “guardarle, secondo le parole della curatrice, significa accedere ad un universo gioioso nel quale è protagonista l’esperienza percettiva”. Ecco il titolo della mostra “The Discovery of Perception”. Va aggiunto che la ricerca negli ultimi quattro anni si è rivolta all’arte digitale.