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di Giovanni Elia
SIENA. E' stata presentata oggi (10 Ottobre) la mostra “L'incanto del colore”, che verrà ospitata presso il Santa Maria della Scala fino al Gennaio prossimo. Si tratta di una splendida esposizione di alcune opere di Federico Barocci, uno dei pittori più importanti e popolari a livello internazionale del sedicesimo secolo, e che ha avuto un ruolo pionieristico in pittura grazie al suo uso combinato del colore e della luce – caratteristica, questa, che verrà poi esemplificata dal Caravaggio e dalla scuola fiamminga molti anni più tardi.
La mostra, resa possibile dall'impegno della Fondazione Monte dei Paschi, della sua società strumentale “Vernice” e del complesso museale insieme alla Soprintendenza senese ed a quella urbinate, rappresenta non solo un omaggio alla figura di Barocci ma anche all'influenza che le sue opere, commissionate e spedite ai quattro angoli dell'Europa del tempo, hanno avuto per generazioni di artisti. Ed ecco allora che parte della mostra è stata dedicata agli artisti che da lui hanno tratto le maggiori influenze, come Guido Reni, Lodovico Cigoli e Bernardo Strozzi: ma anche a coloro i quali hanno saputo raccogliere a distanza di anni la lezione di Barocci, tra i quali anche i senesi Rutilio Manetti e Ventura Salimbeni.
A fare da cuore dell'esposizione saranno 34 opere del maestro di Urbino, tra le quali spiccano la “Deposizione” del Duomo di Perugia ed il “Perdono di Assisi” della chiesa urbinate di San Francesco, entrambe restaurate per l'occasione, insieme alle oltre cento che compongono con esse il catalogo della mostra. Si tratta, quindi, di uno sguardo profondo e dettagliato del fenomeno artistico e culturale rappresentato da Barocci, del quale abbiamo parlato con Alessandra Giannotti, curatrice della mostra e del catalogo insieme a Claudio Pizzorusso.
“Al tempo di Barocci le sue opere erano una sorta di biglietti da visita che il suo mecenate, Francesco Maria della Rovere, usava per l'immagine del suo ducato a livello internazionale, in quel momento di dorato isolazionismo che poi a Barocci piaceva tanto. Il duca della Rovere si era formato in Spagna ed aveva referenti politici molto importanti lì, ed in questo senso Barocci era un suo strumento e un suo protetto, secondo i costumi del suo tempo. Il duca aveva parecchie richieste di sue opere da parte di teste coronate”, ha poi proseguito Giannotti, “e faceva del suo meglio per soddisfarle, nonostante i tempi di lavoro spesso lunghi di Barocci. E' stato un'artista molto fortunato, perché ha avuto la capacità estrema di diventare il pennello di tante esigenze del suo tempo, in primis gli ordini degli Oratoriani, dei Cappuccini e dei Conventuali, cioè i francescani in blocco. Quei blocchi, cioè, che avevano più a cuore le esigenze di comunicazione che la riforma cattolica aveva sottolineato. In un certo senso la pittura era la televisione del tempo, e Barocci la usava come tale, per creare dipinti di significato immediato ma non per questo meno curati o meno validi dal punto di vista artistico – anzi. La sua pittura è accostante, accessibile, cromaticamente ricchissima e felice, una pittura in cui vi sono inserti narrativi quotidiani ma anche una padronanza della tecnica di prim'ordine ed una carica innovativa che lo rende a tratti un pittore pre-barocco”.
La mostra verrà aperta al pubblico domani, 11 Ottobre, e rimarrà aperta tutti i giorni con orario continuato dalle 10:30 alle 19:30 fino al 10 Gennaio 2010. Per informazioni è possibile consultare il sito del museo all'indirizzo www.santamariadellascala.com o al numero di telefono 0577/224811.
Clicca qui per ascoltare Alessandra Giannotti
SIENA. E' stata presentata oggi (10 Ottobre) la mostra “L'incanto del colore”, che verrà ospitata presso il Santa Maria della Scala fino al Gennaio prossimo. Si tratta di una splendida esposizione di alcune opere di Federico Barocci, uno dei pittori più importanti e popolari a livello internazionale del sedicesimo secolo, e che ha avuto un ruolo pionieristico in pittura grazie al suo uso combinato del colore e della luce – caratteristica, questa, che verrà poi esemplificata dal Caravaggio e dalla scuola fiamminga molti anni più tardi.
La mostra, resa possibile dall'impegno della Fondazione Monte dei Paschi, della sua società strumentale “Vernice” e del complesso museale insieme alla Soprintendenza senese ed a quella urbinate, rappresenta non solo un omaggio alla figura di Barocci ma anche all'influenza che le sue opere, commissionate e spedite ai quattro angoli dell'Europa del tempo, hanno avuto per generazioni di artisti. Ed ecco allora che parte della mostra è stata dedicata agli artisti che da lui hanno tratto le maggiori influenze, come Guido Reni, Lodovico Cigoli e Bernardo Strozzi: ma anche a coloro i quali hanno saputo raccogliere a distanza di anni la lezione di Barocci, tra i quali anche i senesi Rutilio Manetti e Ventura Salimbeni.
A fare da cuore dell'esposizione saranno 34 opere del maestro di Urbino, tra le quali spiccano la “Deposizione” del Duomo di Perugia ed il “Perdono di Assisi” della chiesa urbinate di San Francesco, entrambe restaurate per l'occasione, insieme alle oltre cento che compongono con esse il catalogo della mostra. Si tratta, quindi, di uno sguardo profondo e dettagliato del fenomeno artistico e culturale rappresentato da Barocci, del quale abbiamo parlato con Alessandra Giannotti, curatrice della mostra e del catalogo insieme a Claudio Pizzorusso.
“Al tempo di Barocci le sue opere erano una sorta di biglietti da visita che il suo mecenate, Francesco Maria della Rovere, usava per l'immagine del suo ducato a livello internazionale, in quel momento di dorato isolazionismo che poi a Barocci piaceva tanto. Il duca della Rovere si era formato in Spagna ed aveva referenti politici molto importanti lì, ed in questo senso Barocci era un suo strumento e un suo protetto, secondo i costumi del suo tempo. Il duca aveva parecchie richieste di sue opere da parte di teste coronate”, ha poi proseguito Giannotti, “e faceva del suo meglio per soddisfarle, nonostante i tempi di lavoro spesso lunghi di Barocci. E' stato un'artista molto fortunato, perché ha avuto la capacità estrema di diventare il pennello di tante esigenze del suo tempo, in primis gli ordini degli Oratoriani, dei Cappuccini e dei Conventuali, cioè i francescani in blocco. Quei blocchi, cioè, che avevano più a cuore le esigenze di comunicazione che la riforma cattolica aveva sottolineato. In un certo senso la pittura era la televisione del tempo, e Barocci la usava come tale, per creare dipinti di significato immediato ma non per questo meno curati o meno validi dal punto di vista artistico – anzi. La sua pittura è accostante, accessibile, cromaticamente ricchissima e felice, una pittura in cui vi sono inserti narrativi quotidiani ma anche una padronanza della tecnica di prim'ordine ed una carica innovativa che lo rende a tratti un pittore pre-barocco”.
La mostra verrà aperta al pubblico domani, 11 Ottobre, e rimarrà aperta tutti i giorni con orario continuato dalle 10:30 alle 19:30 fino al 10 Gennaio 2010. Per informazioni è possibile consultare il sito del museo all'indirizzo www.santamariadellascala.com o al numero di telefono 0577/224811.
Clicca qui per ascoltare Alessandra Giannotti