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Mirko Mariottini (clarinetto), Roberto Nannetti (chitarra), Franco Fabbrini (contrabbasso) ed Ettore Bonafe’ (batteria e percussioni), si esibiranno proponendo contaminazioni di musica barocca e sonorità jazz. L’incontro tra i due stili, durante il quale il quartetto alternerà musiche di: J.S. BACH (1685-1750), G.F. HÄNDEL (1685-1759), J. LEWIS (1920-2001), D. REINHARDT (1910-1953), C. MINGUS (1922-1979) e B. POWELL (1937-2000), alle loro composizioni, sarà un modo per mettere in evidenza il legame estemporaneo fra la melodia e il suo accompagnamento e come l’improvvisazione barocca sia vicina alla pratica esecutiva del jazz.
La proposta di FCB e della Fondazione Siena Jazz per gli effetti collaterali edizione 2009, sarà una sorta di viaggio nel tempo, dalle musiche barocche del Sei e Settecento fino al jazz del Novecento. Un viaggio inedito e originale, guidati dalla convinzione che possa prender vita un percorso musicale calato nella contemporaneità e nello stesso tempo in grado di valorizzare un’idea di creazione musicale in grado di conciliare piacere e ricerca, popolarità e sapere. Un’occasione che si tramuta in un avvincente gioco ad incastri tra epoche, generi, stili esecutivi, generando una complessa rete di relazioni tra pagine seicentesche originali, elaborazioni e adattamenti, citazioni, sino alla composizione estemporanea. Il risultato è una musica che alterna garbo e spirito, gioco e sontuosità, enfasi e allegria, nella quale il quartetto jazz adatta il proprio estro creativo ai tratti melodici, alle costruzioni armoniche, agli impulsi ritmici e, soprattutto, agli scenari emotivi e psicologici di brani che hanno inscritte nel loro essere storie e provenienze diverse.
Per informazioni contattare l’ Ufficio Cultura Comune di Siena – O577.292225 – cultura_teatri@comune.siena.it per le prenotazioni Segreteria FCB – 329 5659053. INFO – info@fcbs.it www.fcbs.it
Programma musicale:
J.S. BACH (1685-1750)
Invenzione n.4 in D minore (BWV 775)
G.F. HÄNDEL (1685-1759)
Sarabande e variazioni
J. LEWIS (1920-2001)
Django
D. REINHARDT (1910-1953)
Nuages
C. MINGUS (1922-1979)
Self portrait in three colors
C. MINGUS (1922-1979)
Fables of Faubus
B. POWELL (1937-2000)
Samba em Preludio
R. NANNETTI (1955)
Danza rossa / chitarra sola
M. MARIOTTINI (1975)
Lullaby for Tony
F. FABBRINI (1958)
Metropolitango
R. NANNETTI (1955)
Tetigi, Tactum, Tangere
Scheda di approfondimento
T.L. Pitschel racconta che prima di improvvisare una Fantasia Johann Sebastian Bach eseguiva regolarmente un brano di un altro maestro, oppure sceglieva fra le sue la composizione che in quel momento sembrava stimolargli meglio l’invenzione. Christian Ph. Emmanuel Bach, suo figlio, ricordava che, nell’accompagnare un trio al clavicembalo, il padre trovava molto piacere nell’eseguire estemporaneamente una quarta parte che si intrecciasse con le melodie dei solisti. Anche nella pratica della scrittura quotidiana, il grande maestro soleva concentrarsi prima di tutto sull’invenzione di una melodia cui associare successivamente la linea del basso e l’armonia. Molti anni dopo Bach, a partire dal 1952, i componenti del Modern Jazz Quartet tentavano provocatoriamente di ripetere lo stesso gioco nelle sale da concerto europee, provando a condurre secondo le regole di un contrappunto estemporaneo le linee disegnate dal piano di Lewis e dal vibrafono di Jackson accompagnate dal basso di Heath e della batteria di Clarke. Questo procedimento portava a ottenere un sound molto diverso da quello del be-bop. In Samba em Preludio (1963) il chitarrista brasiliano Baden Powell intreccia il dialogo fra due voci su un basso ostinato che sviluppa una progressione armonica simile a quella dei preludi barocchi. Viceversa, il suono della chitarra jazz sembra aver affascinato anche A. Segovia che, ascoltando Django Reinhardt suo- nare in stile “manouche” a una festa parigina, gli chiese dove potesse trovare gli spartiti di quella musica. Beffardo, Django replicò: “Da nessuna parte, stavo solo improvvisando!” Nel Settecento i virtuosi affidavano l’efficacia delle loro improvvisazioni alle possibilità timbriche degli strumenti insieme a uno sconvolgente métissage stilistico. Ciò caratterizza senza dubbio anche il lavoro di Charles Mingus. Self Portrait in Three Colors (1959) mostra le caratteristiche di una Partita: i tre chorus, che i solisti eseguono senza improvvisare dei soli ma intervenendo sulla loro parte con degli “abbellimenti”, sviluppano tre diversi trattamenti timbrici e armonici dello stesso motivo. Ciò corrisponde simbolicamente alla commistione delle diverse origini del compositore americano: europea, nera e indiana. In Fable of Faubus invece, la “marcetta” intrigante, che funge da motivo principale nella struttura complessa del brano, descrive con intento irrisorio il carattere del governatore dell’Arkansas, Orval Faubus, che nel 1957 inviò gli agenti della Guardia Nazionale per impedire ai ragazzini afroamericani l’ingresso alla Little Rock’s Central High School. Con la sua attività di compositore, Mingus è riuscito a dare un valore estetico inestinguibile alla rivendicazione politica, sempre al centro del suo lavoro. Anche i brani originali composti dai membri dell’ensemble vogliono rendere omaggio alla capacità dell’improvvisazione di mescolare stili diversi e assorbire in un unico discorso musicale le culture che questi portano con sé. (Stefano Jacoviello)
Mirco Mariottini Clarinetti. Compositore e improvvisatore, talento emergente del jazz di ricerca in Italia.
Roberto Nannetti Chitarre. Compositore e ricercatore. Nel connubio melodico-ritmico evidenzia l’interesse per descrizioni e sensazioni.
Franco Fabbrini Compositore eclettico e polistrumentista che fa della contaminazione l'ingrediente principale del suo stile espressivo.
Ettore Bonafè Percussioni, vibrafono. Compositore dalle esperienze composite: jazz, musica d’autore e inter-etnica