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di Paola Dei
SIENA. Il regista di Amrican Beauty torna a far parlare di sé con una opera che mette a nudo le sue capacità registiche e che ha ottenuto 10 candidature agli Oscar. Fra qualche giorno, avremo anche il verdetto della Academy nella notte più attesa dal cine internazionale. Intanto godiamoci il film proiettato al Cinema Alessandro VII di Siena. Interpretato da George Mackay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Claire Duburcq, Colin Firth e Benedict Cumberbatch, con la fotografia di Roger Deakins che ha reso spettacolari e spettrali alcune scene accompagnate soltanto dal respiro del protagonista.
Le musiche, altrettanto accurate, sono di Thomas Newman e gli effetti speciali di Greg Butler, Pier Lefebve, Dominic Tuohy, Guillaume Rocheron.
La storia, raccontata con un unico piano sequenza simulato, ci coinvolge dall’inizio alla fine accompagnata da un miraggio sonoro che denota grandi capacità e un gioco di squadra totalmente riuscito fra i componenti della troupe.
Oliver Tarney, supervisore del montaggio sonoro, assieme alla collega Rachael Tate, e agli addetti al missaggio Mark Taylor e Stuart Wislon, ha spiegato che il sonoro: “Cambia costantemente, ma in modo subliminale. A volte abbiamo costruito intensità nell’arco di dieci minuti, a volte in periodi molto più brevi”. Registrare i suoni e i rumori in presa diretta é servito a Wilson per riuscire a far percepire agli spettatori una minaccia costante.
“I nostri due protagonisti indossavano in generale tre microfoni, utili per catturare il suono di diversi tipo di respiro, dell’equipaggiamento e dei loro passi e abbiamo dovuto trascorrere tanto tempo a rimuovere rumori non desiderati dalle tracce audio quanto ne abbiamo impiegato per catturare le interpretazioni magistrali del film”.
La storia si rifà all’idea delle mission impossible e di colui che diventa eroe, suo malgrado. É ambientata nel nord della Francia, ai margini della cosiddetta Linea Hindenburg, i caporali dell’esercito inglese Schofield, interpretato da MacKay e Blake interpretato da Chapman, vengono inviati a consegnare un dispaccio ai commilitoni di un altro battaglione che si trova a qualche chilometro di distanza e sul punto di cadere in una trappola mortale preparata dai tedeschi che hanno invece finto di ritirarsi. Il loro tempo a disposizione è pochissimo e tutto sembra svolgersi nella durata del film, dove Scofield perde l’amico e compagno per poi ritrovarne i tratti nel fratello che vediamo quasi alla fine del film.
Bellissima la scena in cui William Schofield consegna la lettera al colonnello Mackenzie interpretato da Benedict Cumberbatch. Ci rendiamo conto che, nonostante il caporale abbia attraversato l’inferno, comprensivo di un fiume, la lettera é quasi intatta, anche se stropicciata. Alcuni l’hanno considerato un errore, in realtà é un simbolo. Le lettera é la forza, la purezza del cuore che, non si fa intaccare da nulla. Un film decisamente emozionante e viscerale, che Mendes ha realizzato grazie ai racconti del nonno, come si legge nei titoli di coda. Un resoconto parastorico che ci aiuta a conoscere meglio un periodo su cui tanto si é scritto e detto, basti pensare a tutti i film girati sul tema.
Certo in questa opera di Mendes, i tagli di montaggio ci sono, ma tutto è stato risolto con grande prodezza che ovviamente non si deve vedere ma anzi ogni momento deve sembrare viscerale. E viste le 10 candidature agli Oscar, possiamo certamente dire che il cineasta é riuscito pienamente nell’obiettivo che si è proposto rendendo anche omaggio al nonno.