Falorni chiede notizie sulle condizioni infrastrutturali della viabilità
SIENA. L’urbanizzazione di via Vivaldi e la situazione della sosta e della viabilità dell’area hanno costituito i temi dell’interrogazione presentata, nella seduta consiliare di ieri, 27 luglio, da Marco Falorni (Impegno per Siena) e sottoscritta anche da Massimo Bianchini e Andrea Corsi (L’Alternativa). Il consigliere, richiamando la sua analoga interrogazione del 30 aprile 2014, ha ulteriormente segnalato le criticità “in ordine alla logistica e alla sicurezza dei residenti, dovute soprattutto alla presenza di importanti strutture di uso pubblico, come impianti sportivi e plessi scolastici, in un’area già sottoposta a intensa urbanizzazione, con terreno scosceso e rischi di natura idrogeologica. Una situazione aggravatasi con la creazione della Ztl dalla vicina Porta Pispini – ha aggiunto – con l’aumento dei mezzi in circolazione e la realizzazione di numerose costruzioni di abitazioni e garage, senza alcuna previsione di miglioramento viario né accordi con i proprietari frontisti circa l’aggravio di servitù, dal momento che la via è classificata come strada urbana di quartiere a uso pubblico”. In particolare, Falorni ha richiamato “la sosta al collasso, le misure inadeguate della carreggiata, lo stato di dissesto del fondo stradale, la precarietà dei marciapiedi, l’irrazionalità del sistema di circolazione, la fatiscenza delle reti di recinzione lungo le scarpate, le pericolose condizioni dei muri a retta dei resedi condominiali e delle piante”. Il consigliere ha poi ricordato come “a seguito delle reiterate segnalazioni degli abitanti dell’area, si parli da circa trent’anni di tali problemi senza alcuna azione da parte del Comune che, peraltro, avrebbe dovuto acquisire la strada sin dagli inizi degli anni ‘60” e ha sottolineato che “l’unica notizia positiva riguarda l’intervento di realizzazione della breve bretella di collegamento con via Formichi, che però è stato sospeso con la motivazione dell’assessore delegato che la nuova strada sarebbe troppo ripida”. Falorni ha sollecitato un incontro pubblico tra i cittadini e l’Amministrazione in occasione del quale “si possano individuare risposte ai problemi citati come, per esempio, l’eliminazione di uno dei marciapiedi per allargare la carreggiata, oppure la realizzazione di interventi sul fondo stradale e al verde pubblico”.
L’assessore alla Mobilità, Stefano Maggi, ha risposto che “la complessiva riqualificazione urbanistica del quartiere e gli aspetti legati alla sosta dei residenti sono stati affrontati in una progettazione preliminare definitiva ed esecutiva a partire dal dicembre 2014. In questo tempo, inoltre, sono stati organizzati incontri pubblici ma senza mai giungere a una condivisione di intenti. Siamo in attesa – ha proseguito – del completamento della piccola rampa di collegamento tra le vie Formichi e Vivaldi da parte della ditta privata esecutrice: una volta completata e acquisita nel patrimonio comunale, la bretella potrà essere condotta a senso unico con un sensibile decongestionamento dei flussi veicolari interni”.
Quanto agli interventi di rifacimento dei marciapiedi, dell’asfaltatura, della segnaletica e sull’impianto di illuminazione pubblica, l’assessore ha affermato che “presuppongono un cospicuo intervento finanziario: motivo per il quale è sempre stato ritenuto opportuno trattarli dopo aver definito la fattibilità di istituire un’Area a Rilevanza Urbanistica, l’ARU numero 7. Del resto, proprio l’ARU è l’unica forma di tutela dei residenti consentita ai sensi del Codice della Strada – ha concluso Maggi – in questa come in tutte le altre aree limitrofe al centro storico”.
Falorni ha definito “imbarazzante la risposta dell’assessore, il quale non ha offerto alcuna novità sostanziale rispetto a tre anni fa. Inoltre, non si può far passare un’assemblea della Consulta territoriale come un incontro specifico sul tema della viabilità in via Vivaldi. Anche se la strada è privata – ha concluso – il Comune deve comunque intervenire al più presto per risolvere le problematiche segnalate, le quali hanno una causa originaria: il numero eccessivo di costruzioni che sono state consentite a partire dagli anni ‘50”.