"Confessioni" di un funzionario della Soprintendenza. "A microfoni spenti"...

SIENA. “Noi siamo visti come un ostacolo e il governo ci vuole togliere poteri”. E’ in questa frase il succo di una chiacchierata con un funzionario della Soprintendenza ai Beni Artistici, che deve gestire e controllare l’immenso territorio e patrimonio storico e culturale di province come Siena e Grosseto, alle quali si è recentemente aggiunta Arezzo dopo l’accorpamento voluto dal ministro Franceschini.
“Ci stanno smantellando e siamo sotto organico: è dal 2008 che non ci sono concorsi per le Soprintendenze. Dobbiamo agire su un territorio immenso che non possiamo certo conoscere nel dettaglio e dobbiamo affidarci alla sensibilità delle amministrazioni locali, che conoscono realtà e luoghi e dovrebbero avere a cuore la loro arte, paesaggio e storia e quindi impedire sul nascere progetti che vanno ad intaccare o scalfire una bellezza sedimentata da secoli. Siamo pochi e non abbiamo i mezzi per fare sopralluoghi, oltre tutto abbiamo i tempi celeri e contingentati per rispondere alle richieste di lavori che ci pervengono in ufficio. Il parere di chi conosce il territorio come le amministrazioni comunali, è per forza di cose il modo migliore per far si che vincoli, leggi e paesaggio siano rispettati.
Però è anche vero che le amministrazioni locali possono subire pressioni da parte di persone o società e la parte politica ha il sopravvento sulla parte tecnica, però il parere dei comuni diventa fondamentale in una situazione nella quale siamo con scarsità di mezzi e persone per i sopralluoghi e tempi celeri che abbiamo per dare delle risposte. Ci è sempre più difficile compiere il lavoro di notifica e tutela del nostro patrimonio, come ripeto, il governo ci vede più come un ostacolo che come una risorsa”.