di Augusto Mattioli
SIENA. Poco più di 200 persone hanno partecipato questa mattina, in occasione della giornata di sciopero dei dipendenti del gruppo Mps, al presidio in piazza Salimbeni, davanti alla sede storica della banca Mps. Una manifestazione – che si aggiunge a quelle svoltesi a Milano, Roma e Bari – organizzata dai sindacati provinciali di Cgil, Cisl e Uil per sottolineare le preoccupazioni dei dipendenti sul loro futuro in relazione alle ipotesi che potrebbero portare, sottolineano gli organizzatori, anche “ad uno smembramento della banca, allo spezzatino”.
“ll governo – ha detto Fabio Seggiani, segretario provinciale della Cgil – si prenda la responsabilità di trovare una soluzione che salvaguardi occupazione, marchio e Siena come casa della banca”.
Negli interventi dei sindacalisti di altri settori la preoccupazione per le ricadute negative delle possibili soluzioni su Mps sull’indotto. Non è stata una manifestazione molto partecipata, tanto che gli organizzatori non hanno nascosto la loro delusione sulla risposta della città, anche se, precisano, il presidio teneva conto delle disposizioni Covid.
Presente in piazza da Salimbeni anche il sindaco di Siena Luigi De Mossi. “E’ importante- ha detto – che qui ci sia l’amministrazione, una presenza che ha un significato ben preciso. Indipendentemente dagli indennizzi (alla Fondazione Mps da parte della Banca ndr) che ci sono stati è importante far capire che la cittadinanza e l’amministrazione non abbandonano una storia importante, secolare, che ha fatto anche tante cose belle per Siena. Anche per quello che tanti dipendenti hanno vissuto, hanno fatto vivere le proprie famiglie, per tutto l’indotto e per le relazioni che il Mps ci ha dato con il mondo. Un marchio di questo genere – ha ricordato il sindaco – non può sparire sepolto da logiche legate a criteri matematici e finanziari. Quando ci è stato chiesto o fatto fare una serie di scelte è stata la politica a decidere. Ora la politica deve aiutare Mps perché in qualche modo l’ha impoverito”.
Gli interventi dei sindacati
Questa la dichiarazione di Dalida Angelini (segretaria generale Cgil Toscana) al presidio a Siena: “Siamo preoccupati per le scelte che il Governo intende praticare. La Toscana non deve perdere una banca storica e un riferimento importante per cittadini e imprese. Se la testa della banca dovesse andare altrove, ci troveremmo di fronte a perdite di posti di lavoro sia diretti che nell’indotto, non possiamo permetterci questo colpo all’economia e allo sviluppo del territorio. La protesta di oggi serve anche per chiamare alla responsabilità la politica, che deve battere un colpo, non va bene che il sindacato abbia chiesto un incontro al Governo e ancora non sia arrivato”.
Ha aggiunto il segretario generale di Fisac Cgil Toscana Daniele Quiriconi: “Questo sciopero serve a ribadire la richiesta di convocazione del tavolo presso il Ministero del Tesoro con i sindacati: sono cinque mesi che la prima richiesta è stata fatta all’azionista pubblico, senza seguito. Non possiamo assistere a una continua fuoriuscita di notizie di stampa che parlano di migliaia di esuberi o di attività che Unicredit non sarebbe interessata ad acquisire, non possiamo assistere alla destrutturazione della più antica banca del mondo con uno spezzatino in più parti. Senza contare il rischio di progressivo abbandono di interi territori: la Toscana rischia di essere la regione più colpita dagli esuberi e dalla chiusura di attività legate a Mps, mentre per le sue caratteristiche invece ha bisogno assoluto di una banca vicina al territorio”.
“Oggi è una giornata storica e ci auguriamo di svolta, per la vicenda Mps. Tutta Italia ha aderito in maniera compatta al richiamo delle organizzazioni sindacali aziendali dimostrando ancora una volta lo spiccato attaccamento all’azienda e al suo futuro. Di fronte a questi inequivocabili segnali, ci chiediamo ancora di più come può il Governo non aprire il tavolo di confronto con le parti sociali, sollecitato da mesi a più riprese. Un tavolo, ribadiamo, necessario a chiarire quanto effettivamente questa ipotetica operazione sia garantista per il sistema creditizio italiano, sollecitando altresì lo studio di ipotesi alternative tese a non distruggere il patrimonio del gruppo Mps. In attesa dei dati ufficiali nonché definitivi dello sciopero, ci sembra doveroso ringraziare tutti quei colleghi che hanno partecipato alle assemblee unitarie e oggi ne hanno dimostrato concreta conseguenza”. Così La First Cisl Siena e la Cisl Siena al termine dello sciopero generale in piazza Salimbeni.
Non disponiamo ancora di dati ufficiali, ma dai riscontri che abbiamo dai nostri rappresentanti in tutta Italia, abbiamo la certezza che ci sia stata una forte adesione allo sciopero in tutto il Paese.
Il segnale è inequivocabile: chi sta decidendo il futuro del Gruppo MPS non può più ignorare la voce di 21000 Lavoratrici e Lavoratori
Ci aspettiamo quindi che il MEF -azionista di maggioranza di MPS- decida di aprire un confronto con i Sindacati Aziendali e ascoltare le ragioni del lavoro, unico grande assente nel dibattito e nelle trattative sul futuro di Monte dei Paschi.
Stefano Carli e Federico Di Marcello, coordinatori Fisac CGIL di Gruppo e Banca MPS