"Rave, no vax ed ergastolo ostativo: pericoloso e inquietante precedente"

SIENA. Da Anpi Siena riceviamo e pubblichiamo.
“La decretazione d’urgenza – che sovrasta l’attività legislativa del Parlamento – lascia intravedere una visione preoccupante della società e dei poteri dell’esecutivo.
Come noto, il 30 ottobre a Predappio circa duemila nostalgici fascisti hanno sfilato tra saluti romani, fez e indecenti cori inneggianti sia a Mussolini che al ventennio, commemorando insensatamente i 100 anni dalla marcia su Roma e infangando così la memoria della nostra Repubblica e dei martiri della Resistenza, prima ancora che infrangendo le leggi Scelba e Mancino.
Nella stessa giornata, a Milano, avveniva una scena surreale in diretta televisiva: una banda di ultrà faceva sloggiare tutti i tifosi dalla curva Nord, minacciandoli, per ottenere un lutto forzato in onore del loro capo freddato a colpi di pistola; il tutto senza che nessuno muovesse un dito.
Ieri siamo venuti invece a sapere che il Governo si è riunito per decretare d’urgenza su alcuni temi, sottraendoli alla discussione parlamentare: reintegrare anzitempo e senza danno i sanitari no vax che non hanno rispettato le regole sanitarie; rinviare la riforma penale ed eludere il richiamo della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo; creare a suon di decreto una nuova fattispecie di reato: l’”Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.
Partendo dall’ultimo decreto, non possiamo che notare come esso sia permeato da una pericolosa e inquietante genericità dei termini: cosa si intende per ‘invasione’? Cosa può definirsi ‘pericoloso’ per ordine e incolumità? Quanta discrezione questo nuovo reato metterà nelle mani di chi si occuperà di reprimerlo? A quante e quali situazioni potrà essere applicato? A cosa punta l’enormità della pena prevista, da tre a sei anni?
Appare giustificato il timore che questo nuovo reato, al di là degli intenti dichiarati, possa nei fatti realizzare una stretta sulle possibilità di libera organizzazione di cittadini e cittadine, anche rispetto a forme di protesta e organizzazione che pure finora nessuno si è mai sognato, nella nostra Repubblica, di portare a simili estremi di pena.
Venendo poi all’ergastolo ostativo, come noto, la Corte costituzionale prevede all’articolo 27 che: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In questo senso, la Corte costituzionale ha già rilevato come il cosiddetto “ergastolo ostativo” sia in contrasto con questo articolo e con il terzo della Carta, nonché con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. La Corte, in un’ottica di non invasione dello spazio del legislatore, ha lasciato al Parlamento un anno di tempo per esprimersi, prima di procedere autonomamente a rimuovere nei codici le
cause di incostituzionalità, come già purtroppo altre volte avvenuto in passato di fronte all’inazione della politica.
Oggi, dunque, il Governo ripropone in sostanza una legge che lo stesso partito adesso maggioranza si era rifiutato di votare nella passata legislatura. Lo stesso Ministro della Giustizia Nordio appare così venir meno a quanto pure recentemente dichiarato: “Io penso che l’ergastolo ostativo, il principio cioè che al reo non venga concessa la possibilità di alcun beneficio, sia un’eresia contraria alla Costituzione. (…) Il fine pena mai non è compatibile, al fondo, con il nostro Stato di diritto”.
Così, mentre nelle carceri italiane assistiamo al più alto numero di suicidi tra uomini e donne spesso imprigionati in attesa di giudizio, mentre il personale carcerario affonda nella mancanza di mezzi, risorse e riconoscimento, mentre reati di dubbia utilità come quelli legati alla legislazione sulle droghe leggere o sull’immigrazione riempiono le nostre galere di poveri, più che di delinquenti, assistiamo alla corsa del Governo per aggirare l’azione della Corte costituzionale.
Le prime mosse di questo Governo lasciano dunque sconcertati, sia nello specifico dei contenuti affrontati sia nelle modalità scelte, quelle di una decretazione che dovrebbe avere il carattere della straordinarietà, della necessità e dell’urgenza, decisamente poco ravvisabili nelle disposizioni in discussione”.