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CASTIGLIONE D'ORCIA. E' una voce di preoccupazione quella ascoltata venerdì sera (23 ottobre) nella sala della Pro Loco sulla costruenda centrale a biomasse nella frazione di Gallina.
Tanti i cittadini presenti e tutti con le orecchie ben tese ad ascoltare gli interventi dei relatori invitati dal Comitato spontaneo di cittadini "Gallina & Dintorni" al convegno "La Salute Non Ammette Dubbi", a conferma dell'attenzione creata intorno all'argomento.
Tanta gente non solo perché coinvolta direttamente in un tema che riguarda personalmente ognuno di noi, ma anche per capire, per orientarsi tra le tante notizie ed opinioni, talora contrastanti.
Il primo ad intervenire è stato il dottor Mario Apicella, agronomo e membro del Comitato Tecnico Scientifico Associazione GenomAmiata, con una relazione su "Aspetti agronomici dello sfruttamento di biomasse vegetali provenienti da produzioni agricole locali"; lo studioso ha inquadrato la centrale a biomasse di Gallina nel quadro più vasto di trasformazioni che si hanno nel campo agricolo, con il sempre più marcato abbandono di coltivazioni a scopo alimentare, soppiantate da coltivazioni a scopo energetico. Il contadino ha cambiato perfino il nome; non è più un agricoltore, oggi si indica con un acronimo IAP, cioè imprenditore agricolo professionale. L'uso dell'acronimo, o della dizione per esteso, è snob ed è di moda, ma la realtà che vi sottesa è terribile: "tante persone soffrono, e muoiono, per la fame e noi bruciamo i cereali, perché, anche nel caso della centrale di Gallina non si tratta di paglia o di materiali di resulta ma di cereali".
Ha ripreso il tema del proliferare di centrali a biomasse in Italia per la produzione di energia il professor Federico Valerio, chimico ambientale presso l'Istituto Tumori di Genova, che nella sua relazione "biomasse, un combustibile ecologico?", si è soffermato sulle emissioni dell'impianto, quali polveri sottili, policiclici aromatici e diossina. C'è poi, oltre il fumo e le emissioni, il problema delle ceneri e delle condense, che non sono inerti, come generalmente si crede o si vuol far credere. Bisogna poi considerare l'ulteriore inquinamento dei trasporti da e per la centrale, le ricadute sui terreni agricoli, sicuramente in progressivo deterioramento. "Senza gli incentivi – ha concluso lo studioso – la centrale sarebbe stata impiantata? Sicuramente no, anche per la limitatezza dell'impianto, incapace da solo di produrre energia a basso costo".
Su questo traliccio si reggono ulteriori inquietanti interrogativi: quali altri centrali o quali altri tipi di combustione potranno essere realizzati una volta esauriti o venuti meno gli incentivi economici che al momento sono l'unica giustificazione della costruzione della centrale?
"E' un errore metodologico – ha affermato il terzo relatore Gianni Tamino, biologo e ricercatore, docente di Fondamenti di diritto ambientale al dipartimento di Biologia dell'Università di Padova che ha affrontato l'argomento "L'illusione degli inceneritori a biomasse" – pensare di ricavare energia dalla combustione. La combustione è un incidente di percorso; l'unica energia naturale è quella solare. Il nostro pianeta non ha carenza di energia perché ha il sole: il vero nodo è che ogni combustione produce scorie".
Elisabetta Menchetti, presidente regionale Ass. Forum Ambientalista, ha chiuso gli interventi ricordando le leggi disattese dagli amministratori, come la n. 108 del 2001 che disciplina la partecipazione dei cittadini alle scelte ambientali e le responsabilità dei governi che quando scelgono per la comunità devono effettuare attentamente tutte le valutazioni costi-benefici.
Si ricorda in proposito che sull'argomento centrale a biomasse di Gallina la stampa è stata l'unica fonte di informazione preventiva per la popolazione.