Le proposte dell'assessore chiusino "cinghialaio per vocazione"
CHIUSI. Ricostruire il rapporto tra caccia, agricoltura e ambiente, semplificare le procedure per rendere efficaci le misure da adottare, consentire a tutti: cacciatori, agricoltori, ambientalisti e fauna selvatica di insistere su un territorio che, in passato, è stato l’Eden e deve tornare ad esserlo. Riconoscere un ruolo da protagonista, nella gestione del territorio alle squadre “cinghialare”. Ecco i “diktat” di Juri Bettollini, assessore al Bilancio di Chiusi e cacciatore o, come si definisce lui, “cinghialaio per vocazione” che interviene sul tema caldo delle riforme in corso su caccia e ambiente. Eccco il Bettollini-pensiero: “Essere un cacciatore, nel mio caso un cinghialaio, ma per tutti noi il sentimento è comune, significa vivere di una passione che ci porta ad alzarci all’alba, a fare squadra, ad avere una forte aggregazione ma anche ad amare, rispettare e salvaguardare la tradizione e l’identità in cui ci riconosciamo. Tra i compiti a cui assolviamo, gratuitamente e con spirito di servizio, c’è la gestione del territorio, l’opera di sistemazione e manutenzione di boschi, strade, percorsi bianchi, e quella, fondamentale, di contribuire al contenimento del numero troppo alto di cinghiali e ungulati che nelle terre di Siena, oltre a causare danni alle coltivazioni, si rendono responsabili di gravi incidenti stradali. Un numero che in molti definiscono “esponenziale” tanto che si parla di una densità di cinghiali pari ad almeno 20/30 capi ogni 100 ettari, a dispetto di un tasso di “sopportazione” che oscilla tra 0,5 a 5 cinghiali ogni cento ettari di territorio”.
Critiche ala politica venatoria della Provincia.”Molto è da rifare. Le gestione della politica venatoria nella nostra provincia è stato letteralmente un disastro. Il tema è molto serio. Mi schiero al fianco dei cacciatori, sposo questa causa non solo perché sono un cinghialaio ma perché, per forma mentis, aborro tutte le ideologie e i radicalismi che, come purtroppo anche in questo caso si può vedere, portano (e hanno portato) solo a disastri. È grave aver creato delle fratture profonde tra settori così importanti per la tutela del territorio e dell’ambiente come la caccia e l’agricoltura. È ingiusto, oneroso ed antiestetico costringere gli agricoltori a recintare i campi o, peggio ancora, utilizzare risorse pubbliche, quindi soldi dei cittadini, per rimborsare gli agricoltori per i danni causati da una fauna non gestita a priori. È pericoloso per la sicurezza stradale, di tutti, avere un numero così alto di fauna selvatica”.
La riforma degli Atc predisposta in questi giorni dalla Regione non soddisfa Bettollini: “Sinceramente no. I nostri attuali rappresentanti dimostrano ancora lontananza al nostro mondo. Se l’obiettivo era di risparmiare in termini monetari non solo non è stato centrato ma, anzi, la rimodulazione degli ambiti territoriali porterà i cacciatori a spendere di più e li inserirà in una sorta di “recinto” come quello che molti vignaioli mettono a protezione delle proprie uve. Sicuramente, alla base, c’è un problema economico, pensiamo, ad esempio, agli “indennizzi” verso gli allevatori che si vedono uccidere non solo pecore e agnelli ma anche, ed è successo in più di una occasione, vitellini di Chianina e altri bovini. Questa non è la strada per risolvere i problemi, anzi corriamo il rischio di un ulteriore ristagno della politica venatoria che invece serve, è necessaria, ma deve essere ben fatta. Nel locale, inoltre, permane una situazione preoccupante di commissariamento su cui mai nessuno ha messo (o voluto mettere?) le mani. La dico così: serve rovesciare il tavolo e riscrivere regole sulle caccia in maniera semplice ed efficace, ma non occorre tanta fantasia per pensare al futuro della caccia, occorre riprendere in mano le regole del passato, quelle che fino a 5 anni fa, hanno garantito perfetto equilibrio tra cacciatori, agricoltori, ambientalisti e densità della fauna”.
Dare una risposta concreta al problema degli ungulati: “Riconoscere, nella gestione del territorio, un ruolo da protagonista alle squadre cinghialare, senza se e senza ma. Propongo di tornare il territorio che eravamo, puntando a migliorarlo. Il numero di ungulati è cresciuto in maniera insostenibile per l’ambiente e per l’agricoltura e, quest’ultima, non riceve compensi adeguati per i danni provocati da centinaia di migliaia di animali, mentre i cacciatori sono stati sottoposti a vincoli burocratici insostenibili ed impraticabili come nel caso dei piccioni o delle nutrie. Siamo al paradosso. Occorre cambiare, completamente, l’approccio politico. I passaggi obbligati di questo cambiamento dovranno insistere sulla ricostruzione del rapporto tra agricoltura e caccia vedendo nelle squadre organizzate, un punto di riferimento imprescindibile. Occorre modificare il piano faunistico venatorio, ripristinare tutte le potenzialità dell’articolo 37 della Legge 3/94 ed eliminare lo scandalo dell’obbligatorietà di confluire, gli esemplari abbattuti, al macello pubblico. Intervenire poi sulla semplificazione delle procedure affinché si permetta più efficacia delle azioni; serve affrontare i problemi non solo degli ungulati ma anche quelli derivati da lupi, nutrie e piccioni e serve anche riformulare la definizione di “ambiente”. Serve insomma gestire un territorio, cosa che non è stata fatta in questi 5 anni. E’ successo tutto questo solamente per seguire un’ideologia radicale della tutela ambientale che, di fatto, ha solo favorito tanta insoddisfazione ed evidenti contrasti che hanno finito per danneggiare tutti, l’ambiente in primis. Un ambiente danneggiato nell’estetica dalle recinzioni, un sottobosco deturpato dalla massiccia presenza di caprioli che rallentano e alterano lo stato vegetativo della flora, cercatori di tartufi e funghi in crisi per l’insostenibile numero di ungulati che impedisce la nascita e lo sviluppo dei pregiati tuberi…
D’ora in avanti, la materia sarà di competenza regionale: “E’ arrivato il momento di restituire dignità al popolo dei cacciatori. Chi ci ha rappresentato oggi, in tutti i livelli istituzionali, Provincia, Regione e Parlamento, ci ha solamente utilizzato per avere il nostro voto, senza mai preoccuparsi poi di ascoltare le nostre esigenze e i nostri bisogni. I cacciatori non chiedono di poter “sparare di più” ma, al contrario, di essere semplicemente riconosciuti come soggetti capaci di offrire un perno importante nella gestione faunistica del territorio e del mondo agricolo. E’ arrivato il momento di cambiare e chiudere definitivamente con questa classe politica. Se vogliamo continuare a vedere, e a vendere, il passaggio delle terre di Siena che ci hanno regalato la natura e i secoli di lavoro delle mani dell’uomo per migliorarlo, plasmarlo e renderlo quello che oggi conosciamo, ecco, allora direi che il 31 maggio è una data fondamentale. Un appuntamento nel quale non ci giochiamo solo le tradizioni, le passioni, le coltivazioni e gli allevamenti della provincia di Siena ma anche tutto ciò che all’ambiente è strettamente collegato: dal turismo all’economia, alle infrastrutture e agli investimenti”.