Secondo i dati di una ricerca, gli inquinanti presenti nelle polveri di deposito delle scuole sono risultati da 1 a 5 volte superiori ai valori esterni

di LEXDC SIENA
SIENA. Parlando difficile, gli ambienti confinati contribuiscono significativamente all’esposizione umana agli inquinanti e la qualità dell’aria interna (IAQ) è importante per le sue implicazioni sulla salute respiratoria/allergica. In pratica uno studio coordinato dall’Università di Siena, il progetto pilota HESE (Effetti dell’ambiente scolastico sulla salute), con la partecipazione dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (<IFC) di Pisa ha monitorato già da anni la qualità dell’aria nelle aule scolastiche situate a Siena e Udine, per l’Italia, Aarhus in Danimarca, Reims in Francia, Oslo in Norvegia e Upps ala in Svezia, frequentate da più di 600 alunni con un’età media di 10 anni.
Lo studio è stato realizzato nel periodo invernale a cavallo del 2004-2005 in scuole con riscaldamento in funzione, allo scopo di valutare l’esposizione agli inquinanti degli alunni delle classi, e il risultato è stato molto importante. Infatti, anche se le aule vengono frequentemente areate con l’apertura delle finestre, la concentrazione di PM10 e di CO2 sono risultate in ogni luogo eccessive in almeno il 70% delle classi. Buoni risultati si sono rilevati solamente nelle scuole svedesi e in quelle norvegesi, dove sono presenti sistemi di ventilazione meccanica. Nelle aule scolastiche di Norvegia e Svezia, la concentrazione di inquinanti risulta sempre sotto i livelli di guardia.
SIENA. Parlando difficile, gli ambienti confinati contribuiscono significativamente all’esposizione umana agli inquinanti e la qualità dell’aria interna (IAQ) è importante per le sue implicazioni sulla salute respiratoria/allergica. In pratica uno studio coordinato dall’Università di Siena, il progetto pilota HESE (Effetti dell’ambiente scolastico sulla salute), con la partecipazione dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (<IFC) di Pisa ha monitorato già da anni la qualità dell’aria nelle aule scolastiche situate a Siena e Udine, per l’Italia, Aarhus in Danimarca, Reims in Francia, Oslo in Norvegia e Upps ala in Svezia, frequentate da più di 600 alunni con un’età media di 10 anni.
Lo studio è stato realizzato nel periodo invernale a cavallo del 2004-2005 in scuole con riscaldamento in funzione, allo scopo di valutare l’esposizione agli inquinanti degli alunni delle classi, e il risultato è stato molto importante. Infatti, anche se le aule vengono frequentemente areate con l’apertura delle finestre, la concentrazione di PM10 e di CO2 sono risultate in ogni luogo eccessive in almeno il 70% delle classi. Buoni risultati si sono rilevati solamente nelle scuole svedesi e in quelle norvegesi, dove sono presenti sistemi di ventilazione meccanica. Nelle aule scolastiche di Norvegia e Svezia, la concentrazione di inquinanti risulta sempre sotto i livelli di guardia.
Secondo lo studio circa due bambini su tre esposti a livelli elevati, rispetto agli altri, riportano sibili e tosse secca notturna con maggior prevalenza di circa 3,5 volte e rinite in frequenza doppia, anche considerando gli effetti dell’esposizione a fumo passivo a casa, oltre a una pervietà nasale significativamente minore.
Proprio per questo la Regione Toscana ha iniziato un percorso di studio di lunga durata. “Sappiamo che nei paesi industrializzati almeno il 90% della popolazione residente in aree urbane è esposto a livelli di inquinamento atmosferico superiore ai limiti raccomandati dall’OMS. Nonostante nella percezione comune gli ambienti indoor siano generalmente considerati “sicuri” anche rispetto a situazioni di rischio esterno, è proprio negli spazi confinati che la popolazione è esposta al contatto continuativo con diversi agenti inquinanti: fisici (temperatura, illuminazione, rumore); chimici (naturali o derivanti da attività umane); biologici (batteri, virus, parassiti, insetti). Il loro effetto, oltre a dipendere dal grado di concentrazione dell’agente e dalla combinazione e interazione dei vari agenti tra loro è amplificato dal tempo di contatto o esposizione a tali agenti.
Proprio per questo la Regione Toscana ha iniziato un percorso di studio di lunga durata. “Sappiamo che nei paesi industrializzati almeno il 90% della popolazione residente in aree urbane è esposto a livelli di inquinamento atmosferico superiore ai limiti raccomandati dall’OMS. Nonostante nella percezione comune gli ambienti indoor siano generalmente considerati “sicuri” anche rispetto a situazioni di rischio esterno, è proprio negli spazi confinati che la popolazione è esposta al contatto continuativo con diversi agenti inquinanti: fisici (temperatura, illuminazione, rumore); chimici (naturali o derivanti da attività umane); biologici (batteri, virus, parassiti, insetti). Il loro effetto, oltre a dipendere dal grado di concentrazione dell’agente e dalla combinazione e interazione dei vari agenti tra loro è amplificato dal tempo di contatto o esposizione a tali agenti.
In Italia, ad oggi, il problema della qualità dell’aria in ambienti confinati è stato affrontato solo per gli ambienti di lavoro industriali per i quali sono state definite normative specifiche, ma fonti di rischio potenziale sono presenti nelle abitazioni; negli uffici pubblici e privati; nelle strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, ecc.); nei locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, ecc.); nei mezzi di trasporto pubblici e privati (auto, treni, aerei, navi, ecc.).
Secondo i dati presentati nel corso, gli inquinanti indoor presenti nelle polveri di deposito delle scuole monitorate sono risultati da 1 a 5 volte superiori ai valori esterni. Nelle polveri di deposito, più che nell’aria, gli inquinanti risultano più stabili, più efficacemente campionabili e si registrano maggiori percentuali di inquinanti”.
Genitori, insegnanti e operatori della scuola sono informati. La salute dei nostri figli passa anche dentro le aule scolastiche. I luoghi non sono così protetti come sembrano, occorre che chi ha la gestione degli edifici scolastici si attivi. Non possiamo sempre aspettare che arrivi qualcuno che ci neghi una certificazione burocratica.