Prosegue il dialogo tra Angelo Sarleti, Michele Tocca e Alberto Mugnain
SIENA. La galleria FuoriCampo inaugura la nuova stagione espositiva oggi (19 settembre) alle ore 19 con la mostra “Allegoria#2. La pittura oltre se stessa“ che prosegue il dialogo tra Angelo Sarleti, Michele Tocca e Alberto Mugnaini iniziato nell’ultima delle quattro mostre che la galleria ha presentato nel temporary space di Bruxelles prima dell’estate. Nello spazio di Siena gli artisti si confrontano adesso con la complessa identità di questa città esponendo una serie di nuove produzioni, realizzate per la mostra, in cui si celebra l’allegoria della pittura tra virtù e vizi contemporanei.
“A Siena, sul suo sito fisico e dentro la sua storia, la pittura si fa ground-specific: non rispecchia o legge il luogo sovrapponendosi ad esso, ma si accampa sul luogo, si fa essa stessa luogo. Come esterrefatta, si ancora alla terra e si fa cronaca della sue reliquie invisibili, si colora e si incorpora in terra di Siena. La pittura oggi non può non avere, come unica cornice superstite, la sua tradizione, la storia in cui è contenuta e che per una porzione infinitesimale è tenuta non solo a proseguire, ma anche a riscrivere, o forse a reinventare: la pittura sussiste qui come ermeneutica del luogo e svolgimento delle sue memorie. Può parlare solo di se stessa, riflettere sui modi del suo prendere campo e del suo sussistere all’interno di un linguaggio di pennellate e di colori, di come si pone dentro il suo tempo e come se ne tira fuori, ma esercita, al contempo, la sua prerogativa di dire altro e dire oltre, di dialogare col luogo, im-ponendosi nello stesso momento in cui si es-pone. In Angelo Sarleti parlano i colori di Siena, il bianco e nero del suo stemma e i fondi oro dei suoi capolavori. La loro sintassi si articola e varia confrontandosi con il linguaggio ereditato dalla tradizione astratta e geometrica della modernità, in un’epifania al contempo araldica e costrut- tivista, che nasconde quello che in realtà svela: un discorso cifrato, un altrove invisibile, un furor mathematicus che racconta alcuni aspetti della storia economica della città entro la raggelante aritmetica delle scienze statistiche. La pittura di Michele Tocca si fa interrogazione, immedesimazione, i lavori si originano sul posto, nel luogo fisico che viene indagato e ripercorso, la pittura si apre sul luogo nel momento in cui si attua il suo farsi, si pone come impressione che si fa rappresentazione di una traccia, di una reliquia dello sguardo, della fugacità dell’eterno, dell’inafferrabile quotidianità del sacro”. (Alberto Mugnaini)
“A Siena, sul suo sito fisico e dentro la sua storia, la pittura si fa ground-specific: non rispecchia o legge il luogo sovrapponendosi ad esso, ma si accampa sul luogo, si fa essa stessa luogo. Come esterrefatta, si ancora alla terra e si fa cronaca della sue reliquie invisibili, si colora e si incorpora in terra di Siena. La pittura oggi non può non avere, come unica cornice superstite, la sua tradizione, la storia in cui è contenuta e che per una porzione infinitesimale è tenuta non solo a proseguire, ma anche a riscrivere, o forse a reinventare: la pittura sussiste qui come ermeneutica del luogo e svolgimento delle sue memorie. Può parlare solo di se stessa, riflettere sui modi del suo prendere campo e del suo sussistere all’interno di un linguaggio di pennellate e di colori, di come si pone dentro il suo tempo e come se ne tira fuori, ma esercita, al contempo, la sua prerogativa di dire altro e dire oltre, di dialogare col luogo, im-ponendosi nello stesso momento in cui si es-pone. In Angelo Sarleti parlano i colori di Siena, il bianco e nero del suo stemma e i fondi oro dei suoi capolavori. La loro sintassi si articola e varia confrontandosi con il linguaggio ereditato dalla tradizione astratta e geometrica della modernità, in un’epifania al contempo araldica e costrut- tivista, che nasconde quello che in realtà svela: un discorso cifrato, un altrove invisibile, un furor mathematicus che racconta alcuni aspetti della storia economica della città entro la raggelante aritmetica delle scienze statistiche. La pittura di Michele Tocca si fa interrogazione, immedesimazione, i lavori si originano sul posto, nel luogo fisico che viene indagato e ripercorso, la pittura si apre sul luogo nel momento in cui si attua il suo farsi, si pone come impressione che si fa rappresentazione di una traccia, di una reliquia dello sguardo, della fugacità dell’eterno, dell’inafferrabile quotidianità del sacro”. (Alberto Mugnaini)