Lo chiede Cortonesi per correggere "la stortura tributaria"
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Prima l’ICI, poi l’IMU, in futuro la TASI e la IUC e così via: tutte tasse che si basano sulla rendita catastale dell’immobile posseduto. Ma questa rendita è computata imparzialmente? No, in quanto è attribuita con parametri differenti, frutto dello sviluppo nel tempo di criteri e metodi di estimo diversi e quindi dissimili . Così è facile trovare a Siena case di nuovissima costruzione che hanno rendite, a parità di caratteristiche, più basse di quelle più vecchie. Oppure abitazioni del centro storico che pagano molto meno di abitazioni di natura popolare poste nei quartieri periferici. Non è accettabile che, ad esempio, si possa pagare più al Petriccio che in P.za del Campo!
Un problema, di cui se ne parla da almeno dieci anni, ancora non risolto. Già nel 2005 presentai un’interrogazione all’allora Sindaco Cenni, per correggere questa stortura tributaria. All’epoca lo Stato portava avanti il progetto di passare il Catasto ai Comuni; progetto osteggiato dalle Agenzia del Territorio, che infatti non è andato avanti.
Ora il Governo ci riprova con la revisione delle rendite catastali, partendo dal riconoscere che il “vano”, la vecchia unità di misura del Catasto, è superato dal “metro quadrato”. Dovrebbe essere il Disegno di Legge n. 1058 “Delega Fiscale” a ridare giustizia, ma il dispositivo legislativo in approvazione al Senato, non sarà così tempestivo. Dovrà tornare alla Camera prima di divenire esecutivo. Poi si stima in circa due anni l’attività di rivalutazione degli estimi catastali. Insomma se va bene e non ci sono crisi di governo, gli effetti della riforma del Catasto si percepiranno forse tra tre o quattro anni.
Non si può attendere tutto questo tempo per rendere giustizia ai contribuenti. Così per cercare di correggere questa anomalia, insieme ai consiglieri Bianchini e Staderini, abbiamo presentato una interrogazione al Sindaco Valentini, per conoscere se c’è la sua disponibilità ad agire da subito. Secondo il D.L. in discussione in Parlamento, ai Comuni dovrebbe essere affidata la funzione di “revisori degli estimi e del classamento”. In parole povere coloro che fisseranno i criteri ed i valori di riferimento per attribuire il nuovo valore immobiliare. Un impegno delicato per i Comuni, tenuto conto della particolare situazione del mercato, dove le aste immobiliari abbattono anche del 50% il valore indicato dall’Osservatorio (OMI) di cui si avvale l’Agenzia del Territorio.
Se così è, perché il Comune allora non inizia da subito ad effettuare questo lavoro? Fissati i valori di riferimento, in via provvisoria ed in attesa del dispositivo legislativo, si potrebbe aprire uno sportello di conciliazione, dove il cittadino possa, se lo vuole, attivare la pratica per vedersi ricalcolata la rendita, su cui pagherà le varie imposte. Siamo stanchi di stare ad attendere leggi di giustizia tributaria per decenni, anche perché, in questi casi, chi ha pagato di più non potrà mai riavere indietro la differenza.
Luciano Cortonesi