La Vanoni cantava con parole diverse, ma l'aria è quella

di Umberto De Santis
SIENA. Il Priore se ne va? Le dimissioni di Fabio Bruttini dalla presidenza del Consorzio sono un fulmine a ciel sereno solo per chi non è addentro alle vicende che ruotano intorno alla Mens Sana Basket 1871. Ma se un miracolo è stato fatto – quello dell’Associazione Io Tifo Mens Sana capace di coagulare tantissimi tifosi, simpatizzanti ed ex mensanini per permettere alla società di concludere il campionato 2015-16 – bisogna che qualcuno cominci ad attrezzarsi per il secondo perché qualcosa qui non va.
Il Consorzio non decolla, si palleggiano responsabilità (ed anche qualche incapacità strutturale ed individuale) di capitani più avvezzi a correre il Palio con i soldi degli altri che a essere il munifico mecenate di Palii di altri tempi. Solo che i tifosi non sono la mucca Carolina e non possono essere munti all’infinito. L’idea del Consorzio è vincente, come altre realtà ormai hanno dimostrato. Proprio oggi un articolo interessante della Provincia di Varese plaude all’acquisita capacità del loro “Varese nel cuore” di “dare al consorzio un’identità che si stava via via perdendo: a dargli una collocazione, a restituirgli importanza e autorevolezza. Ed è riuscito (il presidente Alberto Castelli, ndr) a mettere le persone giuste al posto giusto, definendo finalmente con chiarezza compiti e confini.” Solo che in Lombardia hanno avuto qualche anno per sperimentare e rodare il loro giocattolo, a Siena abbiamo ancora qualche giorno…
E così il tanto vituperato Lorenzo Marruganti (non per l’operato come direttore sportivo, naturalmente) è stato pregato in ginocchio di soprassedere alle dimissioni da presidente e di fare la campagna acquisti con le stesse modalità che hanno portato – scientemente, lo dobbiamo dire con forza – al fallimento della proprietà Polisportiva Piero Ricci. Il giochetto della corsa alle poltrone, delle cordatelle con gli amici di infanzia, delle infatuazioni senili di gente mai vista negli ultimi venti anni a dirigere società di pallacanestro, dimenticandosi che “senza lilleri non si lallera”, impedisce al Consorzio di decollare anche perché con i fatti che si susseguono (e non con gli scritti della stampa, che sono esclusivamente consequenziali), è assai probabile che all’esterno non si dia una bella impressione. Ma di avvisare il ponte di comando del Titanic di Viale Sclavo che ci sono troppe mancanze perfino nella gestione dell’immagine della società siamo talmente avvezzi che non lo scriveremo più.
All’orizzonte, oggi, non vediamo, però, alcun cavaliere bianco, per cui possiamo solo sperare che in una decina di giorni la bolla rientri, che si trovi un accordo e che qualcuno si guardi allo specchio e faccia un passetto indietro, perché insistendo ci si potrebbe ritrovare un CdA seduto sull’orlo di un baratro. Con lo spuntone di roccia pronto a crollare: Wile Coyote precipita nel vuoto, ma si salva sempre perché lui è un cartone animato…